martedì 24 febbraio 2015

Rose d'Inverno

Un piccolo photo-post… per un dolcetto improvvisato adatto anche a chi non sa far dolci, a meno che non si faccia prendere dalla pigrizia come le mie amicolleghe Luana e Paola J basta avere un rotolo di sfoglia pronta in frigo (bè se voleste cimentarvi nel farla sarebbe meglio), una mela ed un tutorial… un forno, una spolverata di zucchero a velo e le rose son servite!

Un video-tutorial qui...


Con questo post approfitto per farvi notare la nuova grafica, le nuove cornici delle foto ed il nuovo "marchio" ...di marzapane... 

Le mie Rose d'Inverno





venerdì 20 febbraio 2015

Gli Ingredienti Magici: la Farina Manitoba

La farina Manitoba (o Farina Americana) proviene dalle praterie del Nord America/Canada dove un adeguato livello di umidità e il suolo fertile, ne fanno un luogo ideale per la coltivazione del grano. 

Manitoba, Canada: source image
Questo grano in realtà si chiama CWRS (Canada Western Red Spring, ossia «grano canadese dell’ovest primaverile rosso») e si riferisce a una somma di varietà seminate in primavera negli stati dell’Ovest canadese, Alberta, Saskatchewan e Manitoba. Manitoba è il nome dell'antica tribù indiana di questi luoghi e della regione stessa.

È una farina di grano semi-duro molto ricca di proteine (fino al 18%) e glutine che si presta ottimamente nella produzione di dolci a lunga lievitazione e del pane.

È classificata come Farina Forte in quanto il valore W è maggiore di 350. Il valore W (se non sai cos'è il W di una farina clicca qui), che indica la Forza della farina, NON viene indicato nei pacchi di farina in commercio in Italia. Per capire la forza della farina, è necessario quindi conoscere il contenuto in proteine, più è alto e più è forte.

Canada Western Red Springs: source image

La farina Manitoba, grazie all'elevata quantità di glutine, produce impasti molto tenaci che sopportano senza "sgonfiarsi" lunghe lievitazioni. Questa caratteristica è molto utile negli impasti che devono lievitare molto, come nel pane, soprattutto in quelli speciali come le baguette. Nei dolci, la farina Manitoba è utilizzata spesso, ma solo in quelli a lievitazione naturale, mentre non è indicata per quelli con lievitazione tramite lievito chimico. Viene quindi utilizzata per panettoni, pandori, colombe, bomboloni, babà, impasti lievitati naturalmente e per molte ore con il lievito di birra.

source image
"I mulini spesso la adoperano per "tagliare" altre farine, aumentando in questo modo il coefficiente W della farina.
Per l'uso casalingo viene miscelata nella proporzione del 20% in aggiunta a farine deboli in pratica poco proteiche e di scarsissima qualità. E come dire butta un po’ di manitoba che ti viene bene… è come il segreto di Pulcinella. Quante volte ci siamo trovati in bocca del pane che sembrava gomma!!!!!!! È quello. La Manitoba dà questo effetto gommoso se non utilizzata per prodotti specifici che hanno bisogno di lievitazioni lunghe.

Chi sa fare la marmellata non ha bisogno di aggiungere la pectina che la rende gelatinosa e sa di marmellata comprata" - cit. Sara Papa.
Il fatto che la vera Manitoba venga prodotta così lontano da noi non ne fa certo un alimento sostenibile. Il suo trasporto implica un'emissione di Co2 che non compensa la sua ottima resa in cucina.
Per questo motivo è meglio preferire Farine Forti nazionali. Si identificano, quindi, come farina Manitoba tutte le farine forti. Ottima la farina “Manitoba” prodotta con il grano Taylor e quella prodotta con il grano Sagittario, entrambi coltivati in Italia.

pasta lievitata
Gli impasti lievitati con il lievito chimico, proprio per la caratteristica della lievitazione, che avviene durante la cottura e grazie allo sviluppo di anidride carbonica, necessitano di una farina con caratteristiche OPPOSTE a quelle della farina Manitoba, cioè con poco glutine e molto amido. Il glutine, infatti, in questo tipo di preparazioni, creerebbe un ostacolo alla lievitazione, inoltre produrrebbe dolci troppo tenaci, caratteristica indesiderabile in un dolce da forno, che deve essere soffice e "sciogliersi in bocca".
Produttori e distributori di farina Manitoba e simil-Manitoba in Italia: Loconte, Molino Chiavazza, Divella, Molino Spadoni, Alimonti, Conad, Mulino Marino, Novella, Molino Pivetti, Bongiovanni Agricoltura Biologica, Molino Valigi,…


Notizie tratte e rielaborate dai siti: ciboecibo.itcibo360.it.

martedì 17 febbraio 2015

Frolla Knam ovvero dove osa il cioccolato

Senza preamboli... ci sarà tempo per i preamboli quando posterò ciò che ho realizzato con le sue ricette :P per ora frolliamo e basta :D

Frolla Knam
ovvero dove osa il cioccolato
da "L’arte del dolce", Mondadori, 2006

150g di burro morbido, 150g di zucchero, 1 uovo, i semini di ½ baccello di vaniglia, 6g di lievito, 280g di farina 00, 25g di cacao amaro in polvere, un pizzico di sale.

Io lavoro con la planetaria e la frusta K… altrimenti lavorare a mano in una ciotola capiente.


Setacciare la farina con il lievito ed il cacao e tenere da parte. Ammorbidire il burro a temperatura ambiente o con un microonde (attenzione a non fonderlo se usate il MW) e disporlo nella ciotola della planetaria con lo zucchero. Lavorare a velocità sostenuta fino a quando il composto risulta cremoso. Unire l’uovo intero, i semini di vaniglia ed il sale e lasciare che gli ingredienti si amalgamino lavorando a velocità minima.

Lo stampino è quello dei Petits Beurre... ma va bene ugualmente :P

Aggiungere il misto farina/lievito/cacao e mescolare, sempre al minimo, giusto il tempo di inumidire la farina. Infarinare leggermente il piano di lavoro e finire brevemente di impastare a mano. Formare una palla, impellicolare e lasciar riposare in frigorifero almeno 4 ore.


Al momento dell’uso prendere la frolla dal frigo e stendere a seconda che vi si debbano realizzare biscotti o crostate…
Questa volta vi propongo biscotti di frolla stasa a ½ cm di spessore, ritagliati ed infornati a 180° per 15 min… ma arriveranno due post golosissimi: uno con la Crostata Knam, l’altro con la mia variante…
Stay Tuned J

giovedì 12 febbraio 2015

Gli Ingredienti Magici: lo Zucchero di Canna

Lo zucchero di canna, rispetto al più tradizionale "saccarosio bianco", gode di una migliore reputazione. A differenza di quello di barbabietola, lo zucchero di canna è ritenuto più salutare perché meno calorico e più ricco di minerali. Per capire quanto queste credenze siano vere, occorre analizzare il percorso che lo zucchero compie, dalla coltivazione fino alle nostre tavole.

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La canna da zucchero (Saccharum officinarum) appartiene alla famiglia delle Graminacee, è originaria delle Indie ed è coltivata nelle regioni tropicali e subtropicali (Cuba, Porto Rico, Filippine)... Quando la pianta raggiunge la piena maturazione viene tagliata e privata delle foglie. Successivamente tali parti vengono ridotte in pezzi più piccoli, a loro volta frantumati e spremuti per ricavare un succo particolarmente dolce, chiamato sugo leggero.
La parte legnosa, bagasse, viene recuperata ed utilizzata come fonte energetica ed il sugo leggero viene purificato con latte di calce e sottoposto a filtrazione. Una volta rimossa la parte acquosa per evaporazione, si ottiene un sugo particolarmente concentrato, dalla cui centrifugazione a freddo si ricava lo zucchero grezzo ed un residuo liquido detto melassa.

A questo punto lo zucchero grezzo di canna, contenente circa il 2% di impurità, è pronto per il consumo. In alcuni casi viene sottoposto ad un ulteriore processo di raffinazione, che lo rende equivalente al classico zucchero bianco.

Se si seguono i metodi tradizionali, saltando il processo di raffinazione chimica o attuandolo solo in parte, la cristallizzazione del succo dà origine al cosiddetto zucchero integrale di canna.

Rispetto allo zucchero bianco, quello integrale di canna contiene una minore percentuale di saccarosio, è più ricco di sali minerali e vitamine. Dal punto di vista calorico questo prodotto è praticamente identico al normale zucchero bianco e a volte viene addirittura prodotto a partire da questo, a cui viene aggiunta, a posteriori, una piccola percentuale di melassa per colorarlo. Questo viene fatto per poter meglio controllare la dimensione dei cristalli e per non interrompere il processo di purificazione. Fermandosi ad uno stadio precedente della raffinazione si ottiene lo zucchero del tipo muscovado o panela, più scuro e contenente circa il 95% di zuccheri.

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Lo zucchero integrale di canna (muscovado o panela) non va confuso con lo zucchero grezzo di canna. Quest'ultimo ricopre un'ampia fetta di mercato e, avendo subito il processo di raffinazione, è molto simile a quello ottenuto dalla barbabietola. Il suo colorito giallo-beige non deve ingannare, poiché è conferito dall'addizione, ancora una volta, di piccole quantità di melassa o caramello.

Per non confondersi: lo Zucchero integrale è ottenuto schiacciando la canna da zucchero, raccogliendone il succo che poi va fatto bollire ed essiccare; lo Zucchero grezzo ha comunque subito una raffinazione parziale.
I vari gradi di raffinazione portano a prodotti leggermente diversi, dallo zucchero bianco, identico a quello di barbabietola, a prodotti più scuri. 
Non potendosi basare sul semplice colore, per giudicare la qualità di uno zucchero di canna occorre osservare qualche particolare in più. Se per esempio si presenta sotto forma di cristalli uniformi per dimensioni e colore, si tratta con tutta probabilità di zucchero grezzo; al contrario, se sono presenti cristalli più o meno grandi e con diverse sfumature scure, assumendo l’aspetto di grossolana sabbia bagnata, è più facile che si tratti di zucchero integrale.

Vediamo alcuni tra i più noti zuccheri di canna:

muscovado
Muscovado – è uno zucchero non raffinato a base di canna da zucchero. La differenza principale tra lo zucchero muscovado e gli zuccheri granulari (ad es. Demerara) è il contenuto di umidità, infatti il muscovado è notevolmente più umido. Ha un sapore leggermente caramellato. Viene venduto in versione chiara e scura; la versione scura è la più comune ed è etichettata come zucchero delle Barbados.

panela
Panela – si ottiene dall’essiccazione del succo puro di canna da zucchero. Non essendo raffinato mantiene minerali, vitamine e altre sostanze normalmente presenti nella canna da zucchero. A seconda del processo di fabbricazione si presentata in forma solida o granulare.

demerara
Demerara – è uno zucchero di canna grezzo, a grana grossa e dal caratteristico colore dorato ricavato da puro succo di canna da zucchero. Non è sbiancato quindi è privo di residui chimici da raffinazione. Ottimo come dolcificante per caffè, tè e bevande, è ideale per la preparazione di dolci.
Il suo nome deriva dalla regione Demerara in Guyana, anticamente grande produttrice di questo zucchero.

sucanat
Sucanat (contrazione di Sucre de canne naturel)- si tratta essenzialmente di succo puro di canna da zucchero essiccato ed è prodotto prevalentemente in Costa Rica. Ha un sapore intenso per cui potrebbe non essere adatto a ricette leggere, ma è fantastico se usato insieme alle spezie in dolci come i biscotti allo zenzero.

jaggery
Jaggery – è uno zucchero popolare in India. Normalmente viene prodotto sia dalla canna da zucchero, sia dalle palme da dattero, tendenze più recenti lo vogliono tratto dalla linfa della palma da cocco. Si ottiene dalla bollitura del succo di canna o di palma in padelle di ferro. Viene quindi formato in blocchi poi venduto in panetti e grattugiato. Lo jaggery è utile in cucina, ma è molto più spesso utilizzato nella medicina ayurvedica per il mal di gola ed il trattamento delle infezioni bronchiali e polmonari.

Discorso a parte merita uno zucchero scuro, ma che NON HA nulla a che vedere con l’autentico zucchero di canna: è il BROWN SUGAR.
Capita spesso nelle ricette di piatti e dolci americani che tra gli ingredienti ci sia scritto Brown Sugar, molti di noi lo traducono come zucchero scuro confondendolo appunto con quello di canna. Il Brown Sugar è, come scrive Laurel Evans in “Buon Appetito America”, zucchero bianco mescolato con la melassa, la melassa è il residuo sciropposo del processo di raffinazione della canna da zucchero.
In Italia il Brown Sugar è praticamente introvabile è questo, a mio avviso, è un vantaggio perché si sostituisce tranquillamente con quello di canna, senza artifici di sorta… per chi volesse, però, lo si può anche produrre in casa J
BROWN SUGAR (ricetta di Laurel Evans)
1 cucchiaio di melassa, 200g zucchero bianco.
Mescolare la melassa e lo zucchero con la forchetta. Se dovesse essere grumoso o molto asciutto unire un cucchiaio d’acqua e mescolare. Se non conservato correttamente, l'umidità della melassa evapora, provocando un ammasso duro inutilizzabile. Conservare perciò in un contenitore ermetico.

Idee un po' più chiare ora? ;)

mercoledì 11 febbraio 2015

La mia ciambella salata

Mio figlio ha un impegno con i suoi amici… meglio dire col gruppo parrocchiale che frequentiamo un po’ tutti in famiglia… si riuniscono e poi spiluccano qualcosa insieme ma… ma lo chiamano dicendo che qualcuno si è già offerto per preparare il dolce… uhm… “Mamma, ed ora che prepariamo?” chiede preoccupato!

Complice un’iniziativa messa in atto nel gruppo legato al blog, decido di cimentarmi in una ciambella salata… come al solito prima giro un po’ qua e là per il web… poi penso ad elaborare una ricetta mia… considero il gran successo che ha avuto ultimamente la mia ciambella all’acqua, faccio due calcoli, studio il metodo migliore per impastare un salato assolutamente non lievitato (nel senso che non ho il tempo per un “grande lievitato”, con ldb o lm, per capirci)… ok, ci sono! È nata l’idea… sicuramente da migliorare, replicherò quanto prima l’esperimento.

LA MIA CIAMBELLA SALATA

350g farina 0, 5g di lievito (x dolci non vanillinato), 5g di bicarbonato, 4 uova, 100g di parmigiano, 250g latticello*, 120g olio di mais, 100g mozzarella asciutta, 100g prosciutto cotto a dadini, 100g di provola affumicata, 100g funghi trifolati, noce moscata, ½ cucchiaino di sale, una spruzzata di pepe. Rosmarino spezzettato e sale grosso integrale per la superficie.


Tagliare la mozzarella ed il prosciutto a dadini e grattugiare grossolanamente la provola.
Scaldare il forno a 180°. Ungere ed infarinare lo stampo… io ho usato la ciambelliera, ma l’impasto si presta anche ad esser formato tipo plum cake o come muffins salati.


Mescolare la farina con il bicarbonato, il lievito, la noce moscata e il sale setacciando un paio di volte (serve a miscelare meglio le polveri). Aggiungere alle polveri anche il formaggio grattugiato.
A parte montare le uova finché saranno ben gonfie, dopodiché unire a filo l'olio e il latticello.
Ora mescolare delicatamente le polveri all'uovo.

Unire e mescolare delicatamente anche mozzarella, prosciutto e funghi.
Sistemare l'impasto nello stampo, spargere in superficie granelli di sale grosso integrale e rosmarino ed infornare per 45/60 min (se se ne realizzano muffins basteranno 20/25 min).
Una volta cotto sfornare e far raffreddare su una gratella.

Impressioni: rispetto a ciambelle salate mangiate in altre occasioni questa non risulta essere asciutta, rimane piuttosto umida ed è esattamente quel che volevo ottenere!!! Pare sia piaciuta :D



*Il latticello si può sostituire o con latte di kefir, o con 125g yogurt magro unito a 125g latte, o 125g yogurt magro unito a 125g acqua.

martedì 10 febbraio 2015

Fuori tempo massimo!

Fuori tempo massimo!!!

Perché? Perché ormai Natale è lontano, ma per tutti i problemi di cui parlavo qui non ho postato la torta preparata per festeggiare il Natale in famiglia!!!
Ma… visto che in questi giorni il freddo e le gelate la fan da padroni, direi che questa torta può starci anche bene J

Ho voluto rinnovare un po’ la Torta Casereccia utilizzando una base Chiffon Cake alla vaniglia, bagnata con gli sciroppi classici da “casereccia” e farcita in doppio strato con una pasticciera alla panna (quella di Paoletta) ed una al cioccolato fondente al 72%… in questa mia versione forse ho fatto pace con questa torta (da ragazzina la odiavo… non che ora, nella sua versione classica, io la ami particolarmente eh… ma ssssh J).



Per la decorazione ho usato semplice panna montata e per gli alberi mi sono ispirata ad un tutorial trovato online, ma che ora non saprei proprio dove andare a cercare… ad ogni modo è più semplice a farsi che a spiegarsi: rotolare i coni da gelato nel cioccolato fuso, attendere qualche istante in modo che non coli, poi rotolare il cono nei confettini e zuccherini prima che il cioccolato solidifichi… io ho cosparso anche di cocco rapè ;)








Uhm… non posso più augurarvi buon Natale… posso però sperare che nevichi J

mercoledì 4 febbraio 2015

Gli Ingredienti Magici: il Lievito Chimico

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Il lievito chimico è un prodotto che tutti conosciamo, comunemente lo acquistiamo pronto (Paneangeli, Bertolini,…) ed è composto da una base di farina a cui vengono aggiunti alcuni prodotti che fanno aumentare il volume delle nostre produzioni che ne prevedano l’impiego.
Questo tipo di lievito, detto anche istantaneo, non conta sull’aiuto di starter biologici, tipici invece del lievito madre o del lievito di birra, è pronto all'uso, rapido da usare, ma con azione lievitante limitata, è insapore e si presta quindi alle ricette che non necessitano il tipico sentore di alcol e acido lattico, ma per lo stesso motivo non è idoneo alla panificazione dove invece questi requisiti sono essenziali.

Normalmente il lievito chimico ha una base alcalina, una base acida ed un deumidificante. Questi ingredienti, combinati insieme, sfruttano il calore e generano anidride carbonica provocando così la lievitazione.
La base alcalina più diffusa è il bicarbonato di sodio, mentre il deumidificante per eccellenza è l'amido. La variabile dei vari tipi di lievito è data dalla base acida: in alcuni è presente l'acido tartarico, in altri il bitartrato di potassio, o il fosfato monocalcico, o il fosfato dicalcico, o il solfato di sodio e alluminio,…

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Il meccanismo di azione è piuttosto semplice ed uguale per tutti i tipi di lievito chimico; le uniche differenze sono costituite dalla velocità della reazione e dalla temperatura.
In commercio esistono almeno due tipi di lievito istantaneo e contengono più o meno i medesimi ingredienti, come difosfato disodico, carbonato acido di sodio, amido di mais, sali di calcio degli acidi grassi, aromi (Paneangeli, Bertolini,…). L’alternativa è il prodotto biologico che contiene amido di mais biologico, tartrato di potassio estratto dall’uva, bicarbonato di sodio, vaniglia da bacche biologiche. Naturalmente la miglior scelta dovrebbe essere orientata al biologico anche se… anche se si potrebbe ovviare con un prodotto casalingo.

Eh sì, è possibile produrre il proprio lievito chimico in casa, ma naturalmente guadagnando in “genuinità” si perderà in efficacia, perché un lievito casalingo non è, quanto ad efficacia, paragonabile ad un prodotto commerciale… tuttavia, adattando le dosi degli ingredienti ad ogni singola ricetta, è possibile ottenere buoni risultati.
Il segreto è in dispensa: il bicarbonato di sodio! Occorre tener presente che il bicarbonato di sodio, da solo, non è un agente lievitante e che è la sua combinazione con l’ingrediente acido che lo attiva permettendo la lievitazione… non solo, la componente acida neutralizza il sapore amaro del bicarbonato.

Per un lievito casalingo capace di attivare la lievitazione di un impasto da 225g di farina:

soluzione 1 - mescolare 5g di bicarbonato e 10g di cremor tartaro, setacciarli ed aggiungerli alla farina ,  tutto insieme va aggiunto come ultimo ingrediente della ricetta... questa combinazione è comunemente nota come baking powder ed è stato per moltissimo tempo l'unico tipo di lievito usato per i dolci;
soluzione 2 - 125g di yogurt nell’impasto della ricetta e 2g di bicarbonato setacciato e mescolato alla farina e aggiunti come ultimi ingredienti;
soluzione 3 - 2g di bicarbonato setacciato e mescolato alla farina e aggiunti come ultimi ingredienti e ½ cucchiaino di aceto di mele o di succo di limone nell’impasto, anche se in alcuni casi (Red Velvet Cake) si fa spumare il bicarbonato con l’aceto prima di aggiungerlo all’impasto;
soluzione 4 - 2 g di bicarbonato e 100 g di latte (non ho mai provato);

Irish Soda Bread, pane irlandese
lievita per l'azione del bicarbonato e del latticello
Addirittura sul sito di Alice, canale quasi interamente dedicato alla cucina, sostengono che il lievito casalingo sia utile anche nella produzione di pizze, focacce e pane, ovvero l’aggiunta di 8g di cremor tartaro e 5g di bicarbonato, mescolati e setacciati, a 250g di farina. In questo caso, però, non si otterrà una lievitazione simile a quella che si ottiene col lievito di birra o con il lievito madre, la pasta risulterà più difficile da stendere, ma è una soluzione per gli intolleranti ai lieviti.

Sempre secondo Alice esistono altre soluzioni lievitanti: 3 albumi montati a neve corrisponderebbero ad 1 bustina di lievito chimico o un bicchiere di birra che sarebbe l'ideale per frittelle e pizza.

Tuttavia se si agisse con buon senso e se non si avessero particolari intolleranze, il lievito chimico non creerebbe troppi problemi, sarebbe sufficiente usarne con le dovute proporzioni tenendo conto che una bustina di lievito è calibrata su un impasto da 500g di farina
Spesso i nostri dolci, pur buonissimi, hanno il difetto di lasciare un retrogusto acido, non lo si sente subito, ma dopo qualche minuto dall’aver addentato una gustosissima fetta di ciambella. Perché? Lasciamo da parte eventuali intolleranze, probabilmente usiamo troppo lievito, qualcuno potrebbe obiettare che è la ricetta che lo richiede, già, è vero, è possibile, ma molte ricette, specie quelle mooooolto casalinghe sono esagerate… occorre quindi fare qualche semplice calcolo e rapportare la quantità di lievito all’effettiva quantità di farina…

Io uso un ulteriore accorgimento: se per la lievitazione della mia ciambella all’acqua (350g di farina) mi servono 10g di lievito, io ne metto ancora meno, diciamo 6g ed integro con 4g di bicarbonato e qualche goccia di limone nell’impasto ed il retrogusto acido/chimico non si sentirà più! J


Vi lascio con una dritta e con una sfida.

La dritta: comprate sempre lievito chimico NON vanillinato… più in là ve ne spiegherò il motivo ;)

La sfida: esiste in commercio anche un lievito istantaneo per pizze e torte salate, tipo Mastro Fornaio, la sfida consiste nel confrontare gli ingredienti di questo lievito con quello che comunemente usate per i dolci, purché non vanillinato… poi tornate qui e scrivetemi cosa notate ;)


lunedì 2 febbraio 2015

Around the World Blog Hop

È ormai noto che non amo essere coinvolta e lasciarmi coinvolgere in “catene di Sant’Antonio” ed infiniti scambi di banners e followers pur di rendere visibile il mio blog… Questa volta ho accettato dietro invito di Monila, una blogger creativa che dipinge la porcellana e le cui opere mi piacciono davvero moltissimo, specie piatti ed alzatine per torte JQUI c'è il suo blog!! Con Monila ci siamo conosciute sulla FanPage FB di CasaFacile, ormai 4/5 anni fa, ci “seguiamo” discretamente sui nostri blog e spero d’incontrarla presto nel mio prossimo viaggio in Lombardia in occasione di un corso che seguirò.
Monila mi ha nominata come una delle blogger creative che segue con piacere ed ha così partecipato all'Around the World Blog Hop che permette di far conoscere ai propri followers altre blogger creative… ci provo anche io, dai!

Non parlo spesso e volentieri di me, ma rispondo a qualche domanda sul mio blog e le varie forme di “arte” da cui sono attratta.

COME FUNZIONA IL MIO PROCESSO CREATIVO?

Brisée-misù
Il mio processo creativo nasce da un impulso, solitamente non programmo troppo quel che voglio realizzare e mi riferisco sia alla cucina, sia ai miei hobbies (che descrivevo qui). A volte basta un profumo, o un nome, o un colore, o un’immagine, o un ingrediente, per scatenare la voglia di assaggiare, rivoluzionare, creare… mi è perfino capitato di fare schizzi di dolcetti e torte (come in questo caso), ma la loro realizzazione è quasi istantanea, nell’arco di un giorno o due, perché se mi “sfugge l’attimo” ci ripenso e non realizzo più nulla!
Generalmente tutto ciò che realizzo è per me e per la mia famiglia, fratelli, nipoti, al massimo qualche amico che chiede un favore perché si fida di me, quindi mai con guadagno. Nel realizzare qualsiasi cosa, che sia una torta, una sedia o una Barbie poco importa, mi baso sui gusti della persona, o almeno mi faccio svelare cosa non piace prima ancora di scoprire cosa piace, ci penso un po’ e se arriva l’ispirazione è quella, non ci penso troppo.

PERCHÉ FACCIO CIÒ CHE FACCIO?

Irish Cream Chiffon Cake
La cucina, così come le altre attività, mi rilassa, mi permette di stare un po’ con me stessa, di ritagliare uno spazio solo mio. Mentre sto cucinando o cucendo o dipingendo, io prego, rifletto, studio soluzioni, addirittura programmo attività da realizzare a scuola!
Per cui faccio quel che faccio perché, pur volendo, non potrei farne a meno: fin da piccola ho sempre inventato, creato, la mente e le mani sempre in movimento, con la mamma e la nonna che ripetevano “impara l’arte e mettila da parte”… non che non sappia stare senza far nulla, anzi amo molto il mio divano J ma dal piccolo muffin alla torta migliore che io possa realizzare, tutto mi meraviglia sempre dell’immenso dono ricevuto, quello delle mani operose!!

IN CHE MODO IL MIO LAVORO SI DIFFERENZIA DA QUELLO DEGLI ALTRI DEL SUO GENERE?

Coulis di Melograno
Parliamo solo di cucina qui, altrimenti il discorso si farebbe troppo lungo.
La cucina e la pasticceria sono molto inflazionate ultimamente, grazie ai talent ed ai programmi di cucina che occhieggiano da tutti i canali tv, per non parlare di siti e foodblog… e non parliamo del Cake Design, la pasta di zucchero spunta da ogni dove, ma troppo spesso come “ultima moda” a cui non si può rinunciare.
Ecco, iniziamo da quest’ultimo, dal Cake Design… intanto io NON faccio Cake Design, non fa per me! Mi spiego: la pasta di zucchero la produco in casa all’occorrenza, ma non amo, pur sapendolo fare, perdere tempo con le figure in 3D, perdere tempo perché è necessario star dietro alla loro realizzazione per giorni e queste figure tridimensionali non verranno mangiate, nella migliore delle ipotesi conservate, nella peggiore finiranno nel secchio dell’umido!!! Con la pasta di zucchero, se serve, preferisco semplicemente rifinire una torta che sia davvero ottima nel sapore, una finitura semplice, elegante, con nastrino a sigillo di un lavoro che sia di autentica pasticceria, cosa che troppo spesso le torte di Cake Design non sono… e perché il mio lavoro sarebbe diverso? Perché intorno a me vedo tuttipazziperlapastadizucchero, io non lo sono… ma il mio “lavoro” non è diverso solo per questo, credo che lo sia perché dietro ogni ricetta c’è una storia, la storia del dolce su cui faccio un vero e proprio lavoro di ricerca, traduzione, confronto, e c’è la storia di come nasce anche dalle mie mani, c’è uno studio serio degli ingredienti ed una consapevolezza diversa che non è il semplice “cucino perché devo”, o almeno non ho l’impressione, rileggendomi, di aver buttato lì ricette stracopiate e via…
Quel che rende poi le mie realizzazioni diverse, forse, è la continua rielaborazione dei sapori… una volta un amico di mio figlio mi disse che mangiare un mio dolce non era mai qualcosa di scontato, ma che si doveva sempre andare in cerca del tocco personale, dell’ingrediente in più… e questo è il complimento più bello e più chiaro che abbia mai ricevuto in riferimento alla mia cucina J

A CHE COSA STO LAVORANDO?

Macarons
Per quanto riguarda la cucina ho sperimentato molto col pesce negli ultimi tempi, con ottimi risultati, almeno secondo marito, figli e amici… proprio oggi ho sperimentato una famosa torta del non plus ultra dei pasticceri italiani, Iginio Massari, e già sto pensando a come rendere la stessa gluten free e permettere così anche alla mia collega Paola di assaporare tal bontà… dopodiché ho il pensiero della torta che dovrò realizzare per i 18 anni della figlia di una cara amica… ma, riferendomi a quanto risposto alla prima domanda, più ci penso e più trovo il vuoto… qualche giorno prima arriverà la vera e definitiva ispirazione e andrà bene!!!

Bene, come suggeriva anche Monila, questo post non serve solo a parlare delle mie creazioni, ma anche a far conoscere altre blogger creative!

...e questi sono tre blog che seguo con piacere: