domenica 22 giugno 2014

Storia di un Nome "...di marzapane..."

…forse è il caso che io racconti perché questo blog si chiama “…di marzapane…”Ormai son passati più di due anni da che ebbe inizio questa avventura: mi presentavo qui, ma nonostante la promessa, confermata più volte, di una spiegazione per il titolo del mio blog, mi accorgo di non aver mai mantenuto la parola L

Innanzitutto, a rischio di sembrar logorroica, è doveroso spiegare come e perché è nato questo blog.

“…di marzapane…” è il mio terzo tentativo di blog. La prima volta avevo intenzione di condividere tutti i miei lavoretti: “ricamo, cucio, leggo, suono, scrappo, rinnovo mobili, restauro Barbie, faccio bricolage, disegno, mi arrangio nel fai-da-te e cucino”, così mi son presentata nel primo post di questo blog… poi mi accorsi che era faticoso seguire un blog con costanza, non sapevo ancora far foto decenti, anzi non avevo proprio la macchina fotografica, fino ad allora mi ero limitata alle foto da telefono o, se andavo in vacanza, mi bastava una “usa e getta”…

Dopo aver preso più confidenza con la struttura di un blog, dopo averne capito il funzionamento elementare e, soprattutto, dopo aver leggermente migliorato la mia capacità di fotografare grazie alla collaborazione con CasaFacile, arrivò il secondo tentativo. Questo fu però limitato alla condivisione delle Barbie OOAK, aprii anche un gruppo FB sulle mie Barbie,… ma non ero pienamente soddisfatta!!!

Devo dire che l’avventura come tester di questo progetto di CasaFacile (che tra fan chiamiamo CF), è parecchio colpevole della nascita di “…di marzapane…”. Perché? Perché furono proprio Giusi Silighini (direttore di CF) con i suoi consigli, Sara Sironi (Web Editor di CF) ed i miei colleghi tester a stimolarmi solleticando il punto giusto: pur essendo capace di realizzare molto ed in molti campi, loro videro nella mia cucina un potenziale… mi fidai ed imbastii qualcosa… anzi, ricordo che Francesco-cijecam re-design, tester/blogger dell’operazione CF’s Family Tester, mi aiutò con qualche idea per l’Header (per capire: l’header è l’immagine che vedete qui sopra con le bandierine ed il nome del blog) e lo stile da dare ad un blog di cucina… ma la prima operazione necessaria era trovarne il NOME!! Il nome doveva rispecchiare me e ciò che avrei postato da lì in avanti,…

Fino a due anni e mezzo fa non ero un’assidua frequentatrice di foodblogs, per cui non immaginavo che le spezie fossero inflazionatissime nei titoli dei vari siti :O il mio primo pensiero in effetti andò alle spezie, la Cannella in primis… abbinata a qualcos’altro… uhm… pensai anche ad un nome in inglese: Kitchen...?? No, un nome in inglese o francese nemmeno a pensarci!! ...e questo nome c’era, quest’altro anche, quello pure… uff… sarebbe stato più semplice un banale Cucina con Raffa, Nella cucina di Raffa, Le ricette di Raffa… e… davvero, chiedo umilmente perdono a chi ha un blog intitolato così, ma non c’è nulla di originale, nulla di particolare, nulla che “racconti”… ecco!

Trovato! Io volevo raccontare! Avrei raccontato!

Non volevo un blog di recensioni di prodotti, ci ho anche provato per la verità, ma bbbrrrrr la cosa proprio non va d’accordo con la mia libertà d’azione in cucina :P per cosa poi? DUEprodottiDUEdelladittataldeitali? Non volevo un blog qualunquista dove buttare tutto quel che mangio e che cucino giorno dopo giorno senza criterio, pure l'ovo sodo; non volevo un blog da sapientina della situazione, come tanti che propinano consigli a destra e a manca, senza nemmeno sapere di cosa stiano parlando… non volevo un blog in cui propinare qualche step by step delle ricette (mentre creo non ho tempo di fotografare!!!)… anche se so benissimo che siti come questi citati, e che io non amo troppo, hanno un altissimo numero di visualizzazioni… io non volevo un blog legato solo ed esclusivamente al numero di visualizzazioni, ed in questa scelta mi ha dato ragione l’essere approvata dalla FIP ed il complimento di Antonella-Blog a Cavolo quando affermò che “…di marzapane…” è un blog di nicchia... ahahahah, infatti il mio blog non è tra i suoi preferiti!!!

Io volevo un blog dove condividere la mia PASSIONE attraverso il racconto delle ricette e della loro origine, il che presuppone una ricerca, uno studio, un approfondimento,… un blog attraverso il quale conoscere gli ingredienti, o dare e ricevere umili consigli e trucchetti e, perché no, in cui raccontare qualche esperimento, anche quelli poco riusciti…
Eh già, ma rimaneva il nodo “NOME” da risolvere… mi ispirai inizialmente alla sezione del sito della mia amica Katia-Artoleria, sezione dedicata alle “altre storie”, ovvero ai siti e ad i blog dei suoi amici… poteva quindi essere “Storie di + nome ingrediente”… sì! Quale???

Pensai, da buona italiana, a qualche prodotto particolare, originale… anche se mi sfrecciò in mente la Pasta di Zucchero, che avevo iniziato a lavorare da qualche tempo… uhm no! Era un’americanata, non è che poi sia una fan sfegatata della pdz e non volevo un sito di torte decorate in pdz!!! Assolutamente!! La Pasta di Zucchero… mumble… mumble… mi occorreva un prodotto italiano, malleabile, trasformabile, adattabile, forse simile alla pdz per consistenza, ma che stesse a significare la trasformazione della materia che avviene in ogni cucina… EUREKA! Un prodotto c’era e aveva anche una storia ed una tradizione, non è un prodotto modaiolo, ma certo uno dei prodotti migliori, un’eccellenza italiana: il sicilianissimo MARZAPANE… amato da mio marito e dai miei alunni di 1^ elementare, e proprio a questi ultimi ne faccio sempre assaggiare un pezzettino in occasione di una lezione speciale: "Ci e Ce, due cinesini di marzapane” J

Veloce giro di web… non c’erano siti ricolmi di marzapane… cito doverosamente, anche perché li ho scoperti in un secondo momento, Pecorella di Marzapane, due anni più vecchio del mio, ma totalmente differente e che all’epoca non conoscevo; Casetta di Marzapane, sito dedicato alla bigiotteria,… e poi? E poi altro, nessun altro marzapane in giro… AGGIUDICATO… cito anche la donnina di marzapane, sito comunque più giovane del mio J

Quindi il mio blog si sarebbe chiamato “Storie di Marzapane”… uff, non ero ancora convinta… nella testa frullavano tante domande… poi… poi pensai a Dante! Come chi è Dante?? Di Dante in Italia ce n’è solo uno: l’Alighieri!!! E da lì ho riflettuto sui miei studi, sulle spiegazioni dei miei insegnanti di italiano e latino al Liceo, al De Rerum Natura di Lucrezio, al De vulgari eloquentia e al De Monarchia di Dante… e mi piacque la particella “de” che indica il complemento di argomento e significa discorso su…, discorso intorno a…, a proposito di… BENE! Avrei usato di in luogo del latino de… e il gioco era fatto!

WOWWWW MI PIACEEEEE J
(…sono professionalmente deformata, lo so J )

“…di Marzapane e d’altre storie”… giudizio di mio marito??? Troppo lungo, non si ricorda, non colpisce… deve essere più immediato, facile da ricordare… OK! Allora sarà, e resterà, più semplicemente e sempre:

...di marzapane...

Il sottotitolo è una citazione di Rilke: Iddio e l’artista hanno in comune povertà e ricchezza, a seconda dei casi… ecco, per me questa frase rispecchia il mio amore per l’arte intesa in ogni senso, anche la cucina lo è, anche crear dolci lo è… e nel momento in cui, con povertà di ingredienti, riesco a creare qualcosa di buono, allora possiedo una gran ricchezza…

E tutto questo mi rispecchia, più di ogni altro titolo ridondante io avessi potuto scegliere…
...e chi mi conosce bene sa che è così

New York Cheesecake alla Gelatina di Rose

La ricetta è sempre la stessa, americana, alta e piccolina di diametro… solo che stavolta ho arricchito la crosta con qualche goccia di sciroppo di rose alimentare (acquistato online), gelatina di rose sul topping e, peccato non averne una foto, rose brinate a completare… avrei dovuto abbondare con la gelatina, ma ne avevo giusto giusto un vasettino piccolo e mi sono accontentata J

La ricetta della cheesecake è qui, il metodo per realizzare le rose brinate qui J

Auguro a tutti una splendida domenica d’inizio estate con la mia

New York Cheesecake
alla Gelatina di Rose




giovedì 19 giugno 2014

Pollo "cajun" con funghi e scamorza

cuckooking.blogspot.it
Tempo fa su un gruppo FB qualcuno postò questa foto… 

Confesso che ho impiegato non poco a risalire alla fonte per capire di quale ricetta si trattasse… e l’ho trovata solo un paio di giorni fa… la mia realizzazione è, invece, di gennaio/febbraio, mai postata per evitare di raccontarvi corbellerie… da ciò che ho letto sul sito della foto devo dire, però, che i miei occhi ed il mio intuito si stanno affinando J


La foto rappresenta un Pollo Cajun farcito con pepe, formaggio e spinaci. Chiarisco subito che il termine Cajun si riferisce ad una miscela piccante di spezie tipica degli Stati Uniti, nata da differenti culture culinarie, oggi estremamente diffusa in Nord America e adatta per tutti i piatti di carne rossa e selvaggina. Generalmente si prepara con: paprica dolce, cipolla, peperoncino di Cayenna, aglio, zenzero, pepe bianco, pepe nero, timo, origano e sale… tutto in polvere.

Questi petti di pollo sono semplicemente incisi, è un metodo veloce per farcirli senza stare ad allargarli, appiattirli, girarli, sigillarli… Nelle fessure viene posto il ripieno ed il risultato è ottimo, davvero! Ho usato quel che mi trovavo in casa per cui mi sono discostata un po’ da ciò che potevo osservare in foto (ripeto, il sito e la ricetta originali li ho trovati solo due giorni fa :O ).


x 4 persone: 2 petti di pollo interi, Cajun a modo mio (mescolare in una ciotola abbondante paprika dolce, aglio, zenzero, origano, sale, pepe verde, pan grattato… tutto in polvere naturalmente), scamorza affumicata a fette, funghi champignon, un aglio intero, prezzemolo, olio evo, panna da cucina.


Preriscaldare il forno a 180°. Trifolare i funghi con olio, aglio in camicia, sale e prezzemolo. Con un coltello affilato, tagliare i due petti a metà nel senso lungo, dopodiché inciderli con 6/7 tagli trasversali piuttosto profondi, ma facendo attenzione a non tagliare fino in fondo.
Condire il pollo con il Cajun preparato, passando i petti nella miscela e distribuendo per bene con le mani, come se stessimo praticando un massaggio.
Inserire nei tagli un po’ di scamorza ed i funghi… se possibile conservare un po’ di funghi… il formaggio va inserito per primo, nella parte più bassa del taglio, per evitarne l’eccessiva fuoriuscita.
Ho effettuato una cottura quasi al cartoccio posizionando i petti di pollo su fogli di carta da forno rialzati lungo i bordi… è preferibile però che ogni petto abbia il suo semi-cartoccio, ciò mantiene i succhi di cottura contribuendo a che la carne resti tenera.
Cuocere per una trentina di minuti, controllando comunque che il pollo sia cotto.
Durante l’infornata preparare la salsa ai funghi con i funghi rimasti ed un po’ di panna da cucina, mixandoli insieme con un frullatore ad immersione.

Servire i petti ben caldi accompagnati dalla salsa ai funghi… Ottimo! A noi è piaciuto tantissimo… ed è una ricetta che si presta a moltissime varianti… largo alla fantasia!!!

martedì 17 giugno 2014

Gli Ingredienti Magici: lo Zucchero Raffinato Bianco

La parola zucchero deriva dal termine arabo zukkar e identifica un prodotto indispensabile nella nostra vita di tutti i giorni. In commercio si trova sotto forma di due principali tipologie di prodotto: lo zucchero bianco e lo zucchero di canna. Sono moltissime le teorie che mistificano un particolare tipo di zucchero per esaltarne un altro.

barbabietola da zucchero: source image
Lo zucchero bianco si ricava dalla barbabietola da zucchero, una pianta diffusissima in Europa il cui nome scientifico è, per esteso, Beta vulgaris var. saccarifera. La barbabietola è una pianta biennale, ovvero che compie in due anni il suo ciclo vitale; mentre nel primo anno si svolge lo stadio vegetativo, al secondo avviene la riproduzione. Questa pianta è dotata di una radice carnosa che contiene fino al 22% di zuccheri e dalla quale, mediante diversi passaggi a livello industriale, si ricava uno zucchero greggio di colore giallo brunastro. Questo zucchero greggio viene in seguito raffinato fino ad ottenere lo “zucchero di barbabietola”, bianco e dolcissimo, che tutti conosciamo. Il processo di produzione dello zucchero bianco è lungo e complesso. Prevede lavorazioni intensive che utilizzano diversi reagenti chimici che permettono di separare e concentrare le sostanze zuccherine (saccarosio) presenti nell’estratto di radice di barbabietola. Il risultato finale è saccarosio quasi in purezza che, a seconda della metodologia produttiva utilizzata, viene commercializzato sotto forma di zucchero in polvere, cristallino, in zollette e così via.

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A causa delle intensive lavorazioni lo zucchero bianco risulta privo di vitamine, enzimi e sali minerali originariamente presenti nella radice della barbabietola. L’aspetto del quale preoccuparsi maggiormente è l’eventuale presenza di residui delle sostanze chimiche utilizzate durante la lavorazione industriale. Su questo potenziale problema non esistono informazioni certe a riguardo, i controlli della nostra legislazione dovrebbero però tranquillizzarci.
zucchero bianco: source image
Lo zucchero bianco proveniente dalla lavorazione della barbabietola è l’unico tipo di zucchero che può essere prodotto alle nostre latitudini, perciò è di provenienza generalmente locale e nazionale. Il settore è attualmente in una situazione di forte crisi, che mette a rischio il proseguimento sia dell’attività dei coltivatori diretti che quella degli zuccherifici stessi.

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Non c’è nessuna sostanziale differenza con lo zucchero a velo che altro non è se non zucchero bianco ridotto ad una finissima polvere che viene usata per guarnire dolci di ogni genere, oltre che per la produzione di pasta di zucchero (pdz), marshmellow fondant (mmf), cioccolato plastico, glasse e creme.

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Alcuni consigliano di produrlo direttamente a casa propria per evitare di acquistare zucchero a velo mischiato ad amidi (la percentuale di amido contenuta varia da 0, ovvero lo zucchero a velo puro, a 3 che è il margine massimo consentito). Altri invece consigliano l’esatto contrario, specialmente per la produzione di pdz, mmf,… perché gli amidi presenti nello zucchero a velo industriale sono necessari alla riuscita di queste ricette e all’elasticità finale del prodotto. Una cosa è certa: lo zucchero a velo fatto in casa non assomiglia nemmeno vagamente a quello comprato… questo è dovuto al semplice fatto che quello comprato è impalpabile e vellutato proprio perché contiene amido di mais.

Esiste anche uno zucchero a velo idrorepellente, che ha sostanziali differenze rispetto a quello normale. Non so se avete mai notato che quando si spolverizza un dolce umido (crostate di frutta, mousse, crêpes,…) lo zucchero a velo si scioglie rapidamente… con quello idrorepellente non accadrebbe grazie ad una più alta concentrazione di amidi e la minima aggiunta di grassi. Questo prodotto non si trova in commercio per noi comuni mortali, ma se foste interessati è possibile produrlo in casa con alcune accortezze!! Guardate sul blog Profumo di Lievito!!
Non è semplice sostituire lo zucchero a velo. Molti non usano lo zucchero sia per motivi etici che salutistici. Purtroppo però quando si deve ricoprire una torta magari un pò “crepata” sulla superficie o fare qualche altra decorazione, l’unica possibilità è utilizzare proprio lo zucchero a velo.

Dal sito veganblog.it100g di zucchero semolato, 3,5g di maizena o fecola di patate, una bacca di vaniglia bourbon.

Incidere la bacca e prelevare i semi. Metterli in un robot da cucina potente, inserire lo zucchero e la maizena. Frullare tutto a massima potenza per 30 secondi. Se fosse ancora granuloso ripetere l’operazione. Tra l’una e l’altra operazione far passare almeno un minuto così che il frullatore abbia la possibilità di raffreddarsi e non fonda lo zucchero. Mettere in un vasetto con coperchio ermetico e conservare a temperatura ambiente.

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Un libro da leggere, per poter meglio comprendere quanto lo zucchero sia dolce solo in apparenza, è “Sugar Blues – Il Mal di Zucchero” di William Duffy. Un’opera che è un vero e proprio manifesto di denuncia in grado di farci vedere con altri occhi quello che c’è effettivamente dietro alla produzione di questo diffusissimo dolcificante che, a detta dell’autore, “ci uccide dolcemente”.

domenica 15 giugno 2014

Whoopie Pie al Burro di Arachidi

Era tempo che non preparavo le Whoopie Pies… m’è venuta la nostalgia J quindi?  Quindi ricetta!!!

Whoopie Pie al Burro di Arachidi


x 12 whoopie pies (24 mezzi whoopies): 230g farina, 1/2 cucchiaino di sale, 60g cacao amaro in polvere, 1/2 cucchiaino bicarbonato di sodio, 1/2 cucchiaino di lievito per dolci, 110g burro morbido, 200g zucchero integrale di canna, 1 uovo XL, 230g latticello a temp. ambiente, aroma vaniglia (o vanillina).


x il frosting: 200g zucchero (volendo anche di canna per richiamare il sapore delle tortine), 250g burro d'arachidi, 75g burro ammorbidito, 1 fiala di aroma vaniglia, un pizzico di sale, 85g panna di latte fresca.


Preriscaldare il forno a 200°. Setacciare insieme farina, sale, cacao, bicarbonato e lievito. Nella ciotola di un mixer elettrico montare a crema il burro e lo zucchero fino a che il composto diverrà chiaro e spumoso (almeno 7/8 min). Aggiungere l'uovo, di seguito il latticello e la vaniglia. Lentamente aggiungere gli ingredienti secchi fino ad amalgamare il tutto.
Con un cucchiaio dosa/servi gelato formare delle mezze sfere sulla placca del forno ricoperta di carta da forno. Cuocere per 12 minuti. Sfornare, lasciar raffreddare su una gratella. quando saranno ben freddi farcirli con due cucchiai di glassa, o crema a piacere, a due a due.
Conservare in un contenitore ermetico per 3 giorni... a seconda della crema scelta sarebbe meglio conservarli in frigo :P


Mentre le Whoopies raffreddano mettere zucchero, burro di arachidi, burro, vaniglia e sale nella ciotola di un mixer elettrico, mescolare a medio-bassa velocità fino a rendere il composto cremoso, raschiando la ciotola più volte con una spatola di gomma mentre si lavora. Aggiungere la panna e montare il tutto ad alta velocità fino a quando il composto sarà leggero e morbido (attenzione a non far impazzire la panna)!



Farcire le Whoopie Pies con il frosting con sac à poche, lasciando spazio al centro per arricchire, eventualmente, con golosa confettura di frutti rossi :P …e conservare in frigo :P


mercoledì 11 giugno 2014

Acqua aromatizzata: è nato un amore!

AAA: questo post non è farina del mio sacco J

…nel senso che il mio unico intento è quello di raccogliere qui qualcosa riguardo a queste “acque” variamente aromatizzate, fresche e sane, ottimi sostitutivi di bevande gassate e/o thè che aiutano contro la calura estiva e la disidratazione… controindicazioni? NESSUNA! E se piacciono è amore al primo sorso!

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Galeotto è, come accade spesso nelle mie piccole/grandi scoperte, il sito greenme.it che è un vero e proprio pozzo senza fondo di idee, spunti, dritte e consigli per un'alimentazione sana... ieri ho scoperto queste "acque" fresche e dissetanti ed oggi ne ho preparata una così, giusto per provare... ho messo in infusione "fredda" in un litro d'acqua: mezza mela, una piccola pesca, mezzo limone non spremuto, solo tagliato a fettine (senza scorza perché qui mangiano tutti le scorze dei limoni del nostro albero ed io resto con quintali di polpa!) ed un pezzetto di zenzero fresco (dopo averlo usato per tutto l'inverno mica potevo rinunciare!!), giusto una fettina sottilissima. Niente zucchero, nè dolcificanti di alcun tipo... ho mescolato e riposto in frigo... l'abbiamo assaggiata poco fa: ottima!!! Da fare, rifare e rifare in mille modi per tutta l'estate!
 
visual recipes ;) source image
Oltre al sito citato, lascio qui (anche per praticità mia) alcuni dei link che riportano idee di preparazione di queste “acque”… 

N.B. esistono anche confezionate e commercializzate, io direi di evitarle soprattutto perché contengono zuccheri... occorrono due minuti per prepararle in modo sano!!!

... e buona estate dissetante a tutti J




martedì 10 giugno 2014

Gli Ingredienti Magici: le farine integrali

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È ormai pensiero comunemente diffuso che evitare i cibi a base di farine e zuccheri raffinati faccia guadagnare in salute… Infatti la raffinazione della farina, come spiegavo qui, impoverisce il grano in termini di sostanze nutritive e minerali, perché vengono eliminati il germe e la crusca, parti contenenti cioè un’alta concentrazione di queste sostanze utili all’organismo umano… di contro la raffinazione lo “arricchisce“ di sostanze che servono a rendere la farina bianca e liscia... sostanze inutili, se non dannose, per il nostro organismo. Si valuta allora la possibilità di consumare alimenti non raffinati.

Crusca
La farina integrale non è raffinata quindi più ricca di elementi nutritivi fondamentali… la crusca e il germe contengono, oltre a preziose vitamine e minerali, numerose sostanze benefiche che combattono la stipsi, riducono il rischio di obesità e prevengono l’insorgenza di malattie degenerative, come le cardiopatie coronariche, il diabete alimentare e alcune forme di cancro. La crusca è fonte di silicio, un elemento essenziale per l’attività dei sensi e lo sviluppo dello scheletro… però non va assunta isolatamente, soltanto i cereali integrali veramente naturali, e le farine che se ne ricavano, apportano le sostanze salutari in forma attiva e assortite in maniera equilibrata.

Le vere farine integrali contengono il 12-14% di proteine contro il 3% della farina bianca; l’1,8% di fibra contro lo 0% della farina bianca; il ferro da 5 a 20 volte maggiore rispetto a quello contenuto nella farina bianca; il calcio 2 volte maggiore; la tiamina(vit.B1) 4 volte maggiore; la riboflavina (vit.B2) 5 volte maggiore; la niacina (vit.B5) 5 volte maggiore.

Le farine integrali, parliamo sempre di farine di frumento, si ossidano rapidamente per la presenza dei grassi contenuti nel germe, per questo vanno consumate sempre fresche macinando i chicchi quando se ne ha bisogno, oppure chiedendo garanzia che contengano anche il germe se si tratta di farine integrali confezionate…
Il vero problema è che gran parte della farina integrale in commercio è farina raffinata addizionata, in un secondo momento, con crusca rimacinata residua dalla raffinazione!!! Una farina falsamente integrale e più dannosa di quella raffinata!!!

Esiste però il modo di accorgersi di questo inganno: osservare bene il pane che si intende comprare, se il suo colore è di base chiaro e si evidenziano tanti puntini scuri è senz’altro una falsa farina integrale perché il vero pane integrale ha un colore scuro omogeneo.

Il tutto è perfettamente legale e autorizzato dalla L. n.187 del 9/2/2001. Questa legge tiene conto del tasso di minerali che deve essere compreso tra l’1,30% e l’1,70%, ma non tiene in nessuna considerazione l’indice glicemico (molto più basso nelle vere farine integrali) e il metodo di produzione che dovrebbe essere realizzato con macinazione a pietra naturale.

Sostituire le farine raffinate si può… e non solo con farina integrale di frumento!! La natura ci offre numerose e valide alternative.
Lascio qualche esempio di farine integrali decisamente migliori delle raffinate... tralascio volutamente dei prodotti particolari sui quali tornerò in futuro:

Avena

Farina integrale di Avena: ricavata dai fiocchi di avena macinati, ricca di fibre e tipica per l’alto potere saziante. Anche questa sarebbe meglio utilizzarla miscelata ad altre farine, è ricca di proteine e grassi “sani”.





Farro
Farina integrale di Farro: simile per proprietà e gusto alla farina di frumento, ma è più saziante e digeribile. È adatta a pasta, pane e dolci… è una preziosa fonte di vitamine e sali minerali.








Grano Saraceno
Farina integrale di Grano Saraceno: colore grigio, sapore deciso, nutriente, ricca di fibre e senza glutine; si utilizza da sola o miscelata alla farina di riso, per mantenere l’assenza di glutine, o farine di frumento per migliorarne la lavorabilità ed ottenere prodotti diversificati. È adatta a pane, focacce e torte.




Khorasan Kamut®

Farina integrale Khorasan Kamut®: adatta a tutte le preparazioni, altamente digeribile, ma più calorica delle altre farine.





Mais
Farina integrale di Mais: conosciuta per la polenta, è tuttavia adatta anche per i dolci. È priva di glutine, ma non è adatta alla panificazione, tranne nel caso in cui la si misceli con una parte di farina di frumento (i celiaci la miscelano con amido di mais o fecola di patate). La farina di mais è calorica e molto saziante, povera di proteine e vitamine del gruppo B, contiene una buona percentuale di ferro, fosforo e potassio.


Orzo

Farina integrale d'Orzo: viene dalla macinatura dell’orzo decorticato e va consumata miscelata con altre farine. Adatta a pane e pasta.







Riso
Farina integrale di Riso: adatta a qualsiasi piatto o come addensante, può sostituire completamente quella di frumento. Povera di proteine, ricca di amidi, leggera, facilmente digeribile e priva di glutine.







Segale
Farina integrale di Segale: è la farina del pane nero, ma è adatta a preparazioni sia salate, sia dolci, per queste ultime è meglio miscelarla con una parte di farina bianca. Ricchissima di sodio, potassio, calcio, iodio e fibre.