giovedì 27 marzo 2014

"È leggero come la Pavlova"!

La Pavlova, conosciuta grazie a Masterchef Australia, è subito schizzata in cima alla lista dei dolci più desiderati, naturalmente la lista è quella dei dolci internazionali da imparare assolutamente!!!!

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Anna Pavlova - source image
È costituita da una base di meringa farcita con panna montata e frutta fresca… La sua origine è avvolta nel più fitto mistero, ma il nome e le ricette comparvero nel 1926 e nel 1929, subito dopo la visita della ballerina russa Anna Pavlova Matvèevna (1881-1931) in Australia e Nuova Zelanda. Anna Pavlova era considerata la più grande ballerina del suo tempo e la sua visita in Nuova Zelanda fu descritta come "l'evento più importante del 1926”… di lei si disse che non ballava, ma volava come un angelo, la sua leggerezza faceva pensare alla luce e all’ariosità di un dessert.

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Sia l’Australia, sia la Nuova Zelanda rivendicano la paternità del dolce a lei dedicato ed il titolo di piatto nazionale…




Keith Money, biografo della ballerina, sostiene che lo Chef dell’Hotel di Wellington, in cui la Pavlova soggiornò nel ’26, abbia creato il piatto proprio in occasione dell’evento. Lo chef si sarebbe ispirato al tutù, la cui forma alla base somiglia ad una grossa meringa, mentre la voluminosità della gonna portava l’immaginazione dritta dritta a nuvole di panna montata. Sul tutù erano applicate rose verdi che lo chef ricreò con fette di kiwi, all’epoca conosciuto come uva spina cinese.

Questa tesi sembra essere avvalorata dal fatto che il libro “Home Cookery for New Zealand” di E. Futter, 1926, riportava la ricetta per una "Meringa farcita alla frutta”… sebbene il nome Pavlova non venga utilizzato, la ricetta risulta molto simile… ed è proprio a causa della pubblicazione di questa ricetta che i neozelandesi sostengono il loro primato, e che agli australiani spetti solo l’aver chiamato il dessert Pavlova.

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Ricette successive a quella di Futter aggiungono alla ricetta più tradizionale la gelatina .

La controparte australiana racconta che lo Chef Herbert Sachse dell’Hotel Esplanade di Perth, abbia creato la PAvlova come dolce di accompagnamento al rito del tè pomeridiano dell’Hotel. Secondo questa versione la ballerina Anna Pavlova, ospite della struttura durante il suo tour del 1929 in Australia, fu nominata da Sachse mentre presentava il dolce… Chef Sachse avrebbe osservato: “È leggero come la Pavlova"!
Nel 1973 Herbert Sachse dichiarò che lui aveva semplicemente cercato di migliorare la ricetta di una Torta di Meringa che aveva trovato nella rivista Women’s Mirror Magazine del 2 aprile 1935. La miglioria si ottenne dalla combinazione della ricetta sul Magazine con una ricetta donata da un amico neozelandese.

La ricetta che ho scelto di realizzare è quella di Donna Hay, presentata a MasterChef Australia.

Donna Hay è uno dei personaggi di maggiore successo nel panorama dell’editoria gastronomica internazionale. Cuoca e food-stylist australiana, ha scritto dei best-seller culinari vincitori di diversi premi internazionali. Attualmente la troviamo alla guida del Donna Hay Magazine e si occupa di alcune rubriche su testate giornalistiche australiane e neozelandesi. Consiglio vivamente un viaggetto nel suo sito e tra i suoi servizi, luogo virtuale in cui si trova sempre uno spaccato di vita semplice, di amicizia e di convivialità.

 Mini-Pavlova
all'uva spina e mele saltate

X stampo da 18cm (6/8 pers.): 140g di albumi “vecchi” di un paio di giorni o pastorizzati, 220g di zucchero extrafine (tipo Zefiro, non a velo), 40g di amido di mais, 1 cucchiaino aceto di mele (o qualche goccia di limone, o 2g di cremor tartaro), panna fresca, frutta a piacere (io mele).  

Preriscaldare il forno a 150°. Montare gli albumi a neve fermissima. Aggiungere gradualmente lo zucchero, mescolando fino ad ottenere un composto lucido. Setacciare l’amido sopra gli albumi montati e unire anche l’aceto. Versare, modellando con una spatola o servendosi di un sac à poche, la meringa in uno stampo da 18cm foderato con carta da forno. Infornare, ridurre il calore a 120° e cuocere per 1 ora. Aprire leggermente lo sportello e lasciar asciugare ancora 20 min.


Spegnere il forno e lasciare la meringa raffreddare in forno.
Con questa dose ho realizzato 18 Pavlove monoporzione ed ho scelto di usare confettura d’uva spina, panna e mele saltate al limone per “spezzare” la dolcezza della meringa…




Giudizio? I miei dicono che è troppo dolce, che non siamo abituati a questi sapori così estremi… mentre marito, figli, suocera, cognati, colleghe hanno trovato la Pavlova davvero SUPER!! Da rifare sbizzarrendosi con la frutta ;)

mercoledì 26 marzo 2014

Cestini agli Agrumi

Uhm... si capisce dagli ultimi post che avevo enormi quantità di agrumi da smaltire??
Ecco! Mio figlio prepara il limoncello grazie ai limoni non trattati regalati dai nostri amici… usa ovviamente solo la scorza e mi lascia un’infinità di limoni… per contro io preparo del vin brulé (parliamo di qualche settimana fa eh, ché in questi giorni fa caldo e il vin brulé non ci dice proprio :P )… comunque mi avanza un altro limone con l’aggiunta di due arance… e che faccio?? Mi viene un’idea, intanto spremuta d’agrumi per tutti… dopodiché impasto una brisée di sabato e la mattina successiva preparo il dolce della domenica :D anzi IL dolce per il mio compleanno e per quello della suocera, nata lo stesso giorno…

Per la brisée quiPer la Crema agli Agrumi ho adattato la collaudatissima Crema al Latteche ha il vantaggio di essere senza uova e senza glutine!

CREMA agli AGRUMI


50g amido di mais, 400ml latte, 100g zucchero intergale di canna, il succo filtrato di un limone e di un’arancia, 30g di zucchero aggiuntivi.

Mescolare amido, zucchero e latte e passare al setaccio. Versare il composto in un pentolino e cuocere a fiamma bassa. Cuocere per una decina di minuti mescolando continuamente.
Quando la crema si sarà quasi addensata, unire il succo di agrumi e proseguire la cottura fino a che la crema si addenserà di nuovo e velerà un cucchiaio di legno. Allontanare dal fuoco e porre il pentolino in una ciotola con acqua fredda e ghiaccio continuando a mescolare fino a che sarà tiepida (serve ad abbattere velocemente la temperatura). Una volta tiepida aggiungere alla crema i 30g di zucchero aggiuntivi.
Alla Crema possono essere aggiunti 200g di panna a patto che sia montata alla perfezione e mescolata delicatamente a mano, altrimenti “smontiamo” la crema!!


Cuocere i gusci di brisée “a vuoto”, ovvero stendere la pasta ad uno spessore di 3 o 4mm, ricavarne dei dischi da 6 ad 8cm di diametro, sistemare i dischi in uno stampo da muffin imburrato e cuocere a 180°/190° per 20 min. Una volta pronti farli raffreddare su una gratella. La decorazione è stata fatta con cioccolato fondente fuso e rallegrato con codette e scaglie di cioccolato bianco... farcire i cestini con la crema e spolverizzare con zucchero di canna...



Baffi leccati?? Sì, baffi leccati ;)

domenica 23 marzo 2014

Choux à l’Orange (bignè all'arancia)

Quelli appena trascorsi son stati giorni densi di Pasta Choux a casa mia... et des Choux à l’Orange erano l'ideale da portare come “presente” per una visita a casa di amici…


Niente di più semplice… la Choux all’olio che si trova cliccando qui… ed una profumatissima pasticciera all’arancia che prende il via, anche stavolta, dalla Pasticciera di Paoletta

In rosso le mie modifiche e aggiunte…

Crema Pasticciera all'Arancia

400ml di panna fresca + 600ml di latte fresco
stavolta ho usato 1lt di latte intero e niente panna
1 baccello di vaniglia la scorza di un’arancia
4 uova intere
80g di farina amido di mais
300g 280g di zucchero
1 pizzico di sale
succo filtrato di un’arancia
la scorza grattugiata di un’arancia (non quella già elencata sopra).



In un pentolino far quasi bollire il latte con la prima scorza d’arancia che sarà stata tagliata a pezzi facendo attenzione ad eliminare la parte bianca che è amara… io utilizzo un pelapatate per questa operazione.
Nel frattempo montare le uova con lo zucchero ed il pizzico di sale. Aggiungere l’amido setacciato, mescolare e aggiungere il succo d’arancia. Una volta amalgamato unire il latte versandolo da un colino a maglie fitte.
Portare tutto su un fuoco dolce mescolando continuamente con una frusta a mano. La crema è pronta quando si sarà ben addensata. Lasciar raffreddare come d’abitudine… a raffreddamento avvenuto aggiungere la scorza grattugiata di un’altra arancia e mescolare bene.


…per questi Choux ho fatto ¼ della dose descritta e ci ho farcito 30 bignè.



mercoledì 19 marzo 2014

Re-Liebster ...

A distanza di 8 giorni dall'ultimo Liebster Award, ne ho ricevuto un altro... con vero piacere ringrazio Elisa di Viaggio e Assaggio... vi rimando al post della scorsa settimana per il "regolamento" e rispondo alle domande giratemi da Elisa:


Perchè hai aperto un blog?
Sono stata “spinta” dagli amici, ci avevo provato altre due volte, ma la cosa non mi convinceva… ho molte passioni, ma quella della cucina mi ha dato la “spinta” giusta per condividere non tanto la mia cucina, quanto le mie sperimentazioni, gli studi sugli ingredienti, la storia della cucina (specie dei dolci)…

Quanto tempo dedichi al blog?
Lo visito ogni giorno, pubblico quando posso, il lavoro e la famiglia mi impegnano molto, dedico molto tempo alla vita reale oltre che al virtuale, per cui non voglio che il blog che diventi un secondo lavoro, non voglio che diventi un pensiero fisso… non ce la potrei fare. Molti dicono che per aver successo un blog deve avere uscite regolari, testi brevi… un “mordi e fuggi” che non fa parte di me, che non sono io… ho chi mi segue e tanto basta.

Dolce o salato?
A periodi, ora salato.

Il tuo piatto preferito?
La pizza.

Hai mai partecipato ad un corso di cucina?
Quando gestivo un ristorante con i miei genitori, sì.

Come ti piace la pizza?
A lunga lievitazione, leggera e digeribile… ma forse bastava rispondere “Margherita” J

Il viaggio più bello che hai fatto?
Parigi… Parigi… sempre, eternamente, Parigi!

Mare o montagna?
Al mare ci vivo, quindi montagna, se non altro per cambiare aria J

Vacanza rilassante o avventurosa?
Metà/metà… se pò ffà?? J

Sei contento del premio ricevuto?

È sempre un onore ricevere un riconoscimento, sono contenta, certo. 


...cucina con Sale&Pepe

Leggo Sale&Pepe da non so ormai più quanti anni... credo lo comprasse mia madre agli inizi ed io, crescendo nella sua cucina, "divoravo" pagine traboccanti di foto stupende dei cibi più svariati...

Così dopo anni, dopo la gestione del ristorante, dopo il blog, dopo il diploma di mio figlio (cuoco... e come poteva essere altrimenti??), dopo le mie sperimentazioni, le mie ricerche, la mia cucina quotidiana... ho deciso di partecipare a questo contest... partecipare ai concorsi è una delle cose che non faccio mai, come quando mi chiesero di partecipare a Bake Off Italia e rifiutai...

Stavolta però vorrei provarci.

Sale&Pepe è già presente sui SocialNetwork, io ne seguo la pagina FB, ma in occasione dell'apertura del sito di Sale&Pepe è stato indetto un contest online... si può partecipare semplicemente con una ricetta che consideriamo un po' il nostro miglior piatto e farci votare dagli amici... non ho ben capito se si vince solo in "visibilità" o cosa, né quando il contest scada... però ci provo...

vote for me

Se volete votare la mia ricetta (ho presentato l'Halibut in Crosta di Pistacchio) potete cliccare


e poi semplicemente su "VOTA"... nessun obbligo di registrazione, basta l'account FB e se volete potete condividere ed invitare altri a votarmi :)

Grazie a tutti!!!


P.S. dedicare un post sul blog non è richiesto, nessuno mi ha chiesto di pubblicizzare l'iniziativa, né la rivista, né il sito. Questo post nasce da una mia libera decisione.

martedì 18 marzo 2014

Zeppole? Ancora? Sì, alla Banana!

Trasportata dall'entusiasmo per le Zeppole più tradizionali (o quasi) ho realizzato anche queste...

Zeppole alla Banana

Stesso impasto di Choux all’Olio: qui.
Crema Pasticciera alla Banana: qui.

…e fetta di banana spruzzata con limone ;)





lunedì 17 marzo 2014

San Giuseppe e le Zeppole

Uhm… stamattina ho ricevuto una lettera che ha viaggiato nel tempo, è la mia amica Clodia che mi scrive dal 300 d.C. e fra le altre notizie mi informa di questo:

“…è il 17 marzo, oggi in tutta Roma Antica festeggiamo Libero, dio del vino, del grano, della fecondità e dei raccolti. Chiamiamo questa festa Liberalia… il vino scorrerà a fiumi e per assicurarci il favore degli dèi friggeremo molte frictilia, frittelle di grano… fra 2 giorni i cristiani festeggeranno San Giuseppe, perché padre putativo del loro Dio Gesù… ed anche loro prepareranno frittelle in suo onore… le chiamano Zeppole… il motivo non mi è noto”…



Il motivo te lo racconto io, cara Clodia, la Zeppola di S. Giuseppe nasce un bel po’ dopo la tua epoca J

Innanzitutto l’origine della parola zeppola incontra i pareri più disparati: c’è chi sostiene che venga dal latino cippus, pezzetto di legno  che risolve piccoli problemi di dislivello… questo cippus è così piccolo da somigliare ad un pezzetto di pasta lievitata che, messo a friggere, si gonfia e diventa una Zeppola di Pasta Crisciuta. Altri dicono che il termine provenga da serpula, ovvero serpe, perché la  zeppola ha la forma di una serpe acciambellata… ma anche cymbala, imbarcazione fluviale a forma di ciambella che, attraverso modificazioni linguistiche, è diventata zippula, quindi zeppola. Altro termine a cui si riconduce Zeppola è saeptula, da saepio, cingere, parola che indicava solitamente oggetti di forma rotonda… la più curiosa è l’ipotesi che la parola provenga da Zi’Paolo, nome del friggitore napoletano, presunto inventore della zeppola.



A proposito di invenzione, pare che la Zeppola sia nata come dolce conventuale… secondo alcuni a Napoli nel convento di S. Gregorio Armeno, lo stesso della Pastiera, secondo altri nel convento di Santa Patrizia… Tuttavia nel ‘700 i friggitori allestivano dei banchetti davanti alle loro botteghe, per friggere e servire le zeppole direttamente in strada, in omaggio a S. Giuseppe, patrono appunto dei friggitori, oltre che dei falegnami. La prima ricetta scritta di Zeppola di San Giuseppe risale al 1837, grazie ad Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, noto gastronomo napoletano…

La Festa di San Giuseppe si incrocia da sempre con festività legate alla fine dell’inverno durante le quali, nel Sud Italia vengono accesi grandi falò e preparate grandi quantità di frittelle da consumare tutti insieme nel lavoro di preparazione dei campi per la nuova semina.



La Zeppola di San Giuseppe non è una zeppola come le altre. È la più nota, ma anche l'ultima nata di quella che si può chiamare “famiglia delle Zeppole”. Di questa famiglia facevano parte, prima ancora della Zeppola in questione, la Zeppola classica, la graffa e la Zeppola di pasta crisciuta... Oltre ad essere una ricetta meno antica, prevede proprio un altro impasto, qualcosa di totalmente differente. Innanzitutto è fatta di Pasta Choux, che può essere fritta o al forno, dopodiché viene farcita con crema pasticciera e amarene...


Le mie Zeppole di San Giuseppe

Procedere come ho fatto per i Mini Brest e con cottura al forno.

Pasta Choux all’Olio a cui non saprei più rinunciare: qui.

Crema Diplomatica (Chantilly all’Italiana): qui... partendo dalla mia Crema Pasticciera preferita, quella di Paoletta Anice&Cannella.

Ciliegie sotto spirito homemade, fatte dalla mia mamma!!


Non ho spolverizzato di zucchero a velo perché ai miei non piace particolarmente… ma nulla vieta di farlo…

…e buona Festa del Papà!

sabato 15 marzo 2014

Le arance di Sara

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Una delle maggiori gratificazioni del mio lavoro è, senza dubbio, l’affetto dei bambini… i bambini sanno dirti grazie con un gesto, sanno voler bene con poco e soprattutto donano tutto senza aspettarsi mai nulla in cambio… è il caso di queste bellissime arance, regalo di Sara, mia alunna appunto, che ci ha tenuto a sottolineare che le ha colte proprio lei dal suo albero per poi donarle a me J

Ho scelto di farne spremute, una crema di agrumi di cui pubblicherò presto la ricetta, e questo plum cake morbido e profumato!!

Plum cake cocco-arancia

X stampo 30x12: 200g mascarpone, 1 pizzico di sale, scorza grattugiata di un’arancia, 220g zucchero integrale di canna, 170g uova pesate sgusciate, 70g di succo d’arancia, 200g farina 00 setacciata, 30g farina di cocco, 8g lievito x dolci setacciato.



È importante che tutti gli ingredienti siano a temperatura ambiente, per cui provvedere a tirar fuori dal frigo uova e mascarpone e a preparare il succo d’arancia necessario tenendo tutto a t.amb. almeno un’ora.


Montare il mascarpone con il sale e lo zucchero. Aromatizzare con la scorza d’arancia ed iniziare ad incorporare le uova una alla volta, non aggiungendo il successivo se non è stato ben incorporato il precedente. Terminate le uova aggiungere la farina un cucchiaio alla volta, alternando con un cucchiaio di succo d’arancia fino ad esaurimento degli ingredienti. Unire anche il cocco finendo con il lievito… dare un giro di planetaria al max, poi versare l’impasto nello stampo da plum cake imburrato ed infarinato, o coperto con carta forno, ed infornare a 180° per 45/50 min… regolarsi a seconda del proprio forno, col mio occorre più tempo… vale sempre la regola del non aprire il forno prima dei 30 min. Fare la prova stecchino per controllare la cottura.



Profumatissimo e morbidissimo :P un bacio a Sara per le deliziose arance!!


martedì 11 marzo 2014

Liebster... ancora!!

Con enorme piacere stamattina ho aperto il blog ed ho trovato questo piccolo riconoscimento, per la verità ricevuto tante altre volte, ma che volutamente da un po' non giro ad altri perché ho sempre l'impressione di far parte di una gran "catena di Sant'Antonio"... ringrazio Cecilia di Idee in Pasta & in Pentola per il suo pensiero carinissimo... rispondo anche alle sue domande volgendo le stesse a chiunque passi di qua e voglia prelevare il "premio" ;)


Queste sono le mie risposte alle domande di Cecilia…

1. Chi ti ha spinto ad aprire un blog?
Dopo l'esperienza come Tester di CasaFacile alcuni amici mi hanno convinta a "scrivere" della mia cucina e della mia passione per le storie ad essa legate.

2. Usi la macchina fotografica o tablet/smartphone?
Inizialmente usavo il telefono, poi mi sono convertita alla macchina fotografica, anche se una semplicissima digitale.

3. Hai mai mangiato fiori?
No, non ultimamente, da piccola sì :P

4. Quale sogno da bambina sei riuscita a realizzare?
Volevo una famiglia serena, unita e che non crollasse alla prima difficoltà, ce l'ho... Volevo insegnare, insegno... volevo cucinare, cucino... 

5. Chi non deve entrare nella tua cucina?
Se sto creando nessuno! O meglio possono sbirciare, ma non mettere il becco :D

6. Cosa vorresti vedere dalla tua finestra?
La campagna... o i tetti di Parigi...

7. Qual è la tua spezia preferita?
La cannella, senza dubbio!

8. Porti il grembiule quando cucini?
Ehm... quando mi ricordo di metterlo :D

9. Hai i capelli lunghi o corti?
Corti... diciamo fin quasi alle spalle.

10. Come ti piace la pizza?
Fatta in casa :P

La cosa mi è sembrata simpatica... ora invito i miei amici a prelevare, se vogliono, il riconoscimento Liebster Award... ringraziare in un post il blog da cui l'avete prelevato (me quindi) con link diretto e rispondere alle domande... se decidete di seguire le regole dovete scegliere e avvisare 10 blogger con meno di 200 fan... forse io ero un po' "fuori requisiti" Cecilia :O tra blogger (180 followers), Google+ (167) e Bloglovin' (40) ...di marzapane... è arrivato, tomo tomo cacchio cacchio, a quasi 400 fan :D Ringrazio di nuovo e di cuore Cecilia!! Divertitevi a far girare il premio!!!

domenica 9 marzo 2014

Uova alla Benedict... da New York a casa mia...

Gordon's Egg Benedict
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Un piatto che non può mancare sulle tavole anglo-americane, specie a colazione o per il brunch, The Eggs Benedict, specialità costituita da un muffin inglese tagliato a metà e tostato, ciascuna metà sormontata da una fetta di prosciutto o pancetta canadese, un uovo in camicia e della Salsa Olandese… ebbene, venerdì dovevo trovare un’alternativa al pesce, il tempo era poco, ero ancora a lavoro e pensavo che nella mia dispensa uova e pane non mancavano… dopo tanti ripensamenti e dubbi avuti in passato sulla Salsa Olandese mi son decisa… e che sarebbe stata mai sta salsa?? Il problema è che non ho mai fatto la maionnaiese in casa, mia madre la fa spessissimo senza fallire, ma io per timore che impazzisca ho sempre rifiutato l’idea… in fondo questa Salsa è una specie di maionnaise, forse più semplice… anzi no, assolutamente… tuttavia decido e venerdì ho preparato le Uova alla Benedict!!!

Uova “vecchie” di 150 anni, pare… gli storici danno credito principalmente a due versioni, entrambe narranti l'origine delle Eggs Benedict.
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La prima racconta che nel 1860 presso il ristorante Delmonico's, primo ristorante aperto negli Stati Uniti, la cliente fissa Mrs LeGrand Benedict chiese di poter assaggiare qualcosa di nuovo e ne parlò all’allora Chef Ranhofer. Lo Chef si presentò con delle Uova “alla Benedict”… troveremo una ricetta chiamata appunto “Uova alla Benedick” nel suo libro The Epicurean, pubblicato nel 1894. 

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Nel libro Ranhofer scrive: “Tagliare i muffin a metà trasversalmente, tostare le due metà, porre su ciascuna metà un giro di prosciutto cotto alto 1/8 di un pollice di spessore e dello stesso diametro del muffin. Scaldare in forno moderato poi mettere un uovo in camicia su ogni mezzo muffin. Coprire il tutto con salsa olandese”… sostanzialmente la ricetta ed il metodo son rimasti gli stessi!!!

L’altra storia sull’origine del piatto fu pubblicata sul n° 19/1942 del settimanale New Yorker Magazine "Talk of the Town" e si basa su un’intervista a Lemuel Benedict.
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Era il 1894 e Benedict, un broker di Wall Street, una sera che si trovava completamente ubriaco ordinò a caso: "un toast imburrato, pancetta croccante, due uova in camicia e salsa olandese" presso l'Hotel Waldorf di New York. Lo chef del leggendario Waldorf, Oscar Tschirky, fu così colpito dalla combinazione che tentò di riproporla agli ospiti dell’Hotel per la colazione ed il pranzo del giorno successivo sostituendo la pancetta canadese con pancetta croccante ed il pane tostato con un muffin inglese tostato… un successone!
Fannie Farmer nel 1896 corresse, modificò e ristampò il libro di ricette di Mary J.Lincoln, The Boston Cooking-School Cook Book, già citato altre volte nelle mie “ricostruzioni storico-culinarie”. La ricetta per le “Uova alla Benedict” resta praticamente identica a se stessa.

versione Montreal
Come ogni ricetta che si rispetti, le Uova alla Benedict sono state oggetto di varianti e rivisitazioni, tra cui la versione con salmone affumicato (versione detta Montreal), quella con pomodoro (Blackstone), quella con spinaci e con uovo strapazzato (Fiorentine), o con salsa al formaggio (Mornay) e ancora Uova Atlantic, Hemingway, Copenaghen o Royale, queste ultime tutte versioni con succedanei del salmone… versioni che possiamo raggruppare sotto il nome unico di Uova alla Benjamin.

versione "Chili" Mexico
In Messico si trovano versioni con avocado o chorizo, condite con Salsa Roja o Salsa Brava. In Olanda le Uova Hussarde sostituiscono il muffin inglese con fette biscottate e Salsa Bordolese. La versione Country Benedict, o Beauregard, sostituisce il muffin con un panino americano, una sorta di scone, al posto del prosciutto una polpetta schiacciata e del sugo semplice e, ascelta, uova in camicia o uova fritte. In Irlanda è più che ovvio sostituire il prosciutto con carne di manzo, mentre la versione Portobello Benedict usa i funghi.

versione Hebridean
Nelle Oscar Benedict e nelle Chesapeake si sostituisce il prosciutto con asparagi e polpa di granchio. Nelle Provenzali la Bernaise sostituisce la Olandese, nelle Russian Easter Benedict la salsa olandese viene rimpiazzata da una besciamella fatta con senape e succo di limone e con aggiunta di caviale, per finire con le Hebridean in cui  si sostituisce il prosciutto con del Black Pudding, una sorta di Sanguinaccio.

Eeeee… e allora io come le ho preparate queste uova??

My Eggs Benedict

Ho usato delle fette di pane di grano duro, non avevo tempo per i muffins inglesi che hanno bisogno di lievitare essendo impastati con ldb… ho utilizzato delle fette di polpa di granchio (siamo in venerdì di Quaresima, no?)… mi sono avventurata nella cottura delle uova in camicia, con le quali in passato avevo litigato a morte ed ho pazientemente e timorosamente realizzato la mia prima Salsa Olandese… con ricetta di Julia Child ;)

Ho innanzitutto preparato la Salsa, in caso non mi fosse venuta bene avrei sempre potuto ripiegare su una frittatona di quelle che i miei adorano!!

La Salsa Olandese: 125g di ottimo burro (io uso quello tedesco), 3 tuorli freschissimi, 1 cucchiaio di acqua fredda, 1 cucchiaio di succo di limone, 1 generosa presa di sale, 30g di burro freddo, qualche altra goccia di limone, pepe bianco.



Fondere il burro a fuoco basso o a microonde e tenere da parte. Montare per circa un minuto, con una frusta o con il mixer elettrico, i tuorli. È preferibile montarli in una ciotola che poi si potrà mettere a bagnomaria. Aggiungere l’acqua, il limone, il sale e montare per un altro minuto. Aggiungere 15g di burro freddo senza montare ulteriormente. Porre la ciotola su un bagnomaria a fuoco bassissimo e mescolare i tuorli con una frusta fino a che si addensano in una crema liscia. Occorreranno un paio di minuti… se si addensano troppo velocemente o si notano grumi, immergere immediatamente il fondo della casseruola dentro una pentola con acqua fredda, sbattendo energicamente i tuorli per raffreddarli, quindi rimettere sul fuoco. I tuorli saranno pronti quando si vedrà il fondo della ciotola mentre si montano. Togliere dal fuoco ed unire il restante burro freddo continuando a sbattere, questo serve a raffreddare i tuorli e fermarne la cottura. Lontano dal fuoco continuare a montare versando il burro fuso poco alla volta, avendo cura di non inserirne dell’altro se non è stata ben assorbita la dose precedente… tutto ciò fino a che la salsa inizierà ad addensare assumendo l’aspetto di crema densa e omogenea… Prima di concludere la preparazione assaggiare per valutare se occorra unire altro sale. Aggiungere qualche goccia di succo di limone ed eventualmente del pepe…
L’ho fatta! Ce l’ho fatta!!!!
Tutti i consigli sulla Salsa Olandese qui!


Composizione dell'Egg Benedict: ho cotto le uova in camicia, come descritto qui e le ho tenute in caldo. Ho tostato il pane, spalmato sopra della salsa tiepida, adagiato le fette di polpa di granchio, l’uovo in camicia, uno per ogni fetta di pane, ed ho terminato colando sulla preparazione abbondante salsa e spolverato con prezzemolo!!!



Penso di essermi davvero persa qualcosa in questi anni nei quali ho temporeggiato nel dubbio di questo piatto!!!

Ottimo!