venerdì 28 febbraio 2014

24 o 42... is just a number!!

Live... put all of yourself in what you do 

...you are a point of reference, trust me!

...sono le parole più carine "ricevute" in questi ultimi giorni...
e mi ci volevano proprio ...grazie!


♪ ♫ Happy BirthDay to meee ♪ ♫

♪ ♫ Happy BirthDay to meee ♪ ♫ 

♪ ♫ Happy BirthDay dear Raffa ♪ ♫

♪ ♫ Happy BirthDay to meee ♪ ♫


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giovedì 27 febbraio 2014

A lezione di... PASTA SFOGLIA

La preparazione dei Croissants e varie discussioni sulla sfoglia in oggetto mi hanno indotta ad approfondire l’argomento… ne è nata una nuova lezione da parte dei grandi maestri.
Ciò che riporto è frutto di ricerche e letture, non solo internettiane, nonché di consigli dei grandi maestri Massari e Ducasse.

La storia

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Si definisce la pasta sfoglia come una pasta al burro stratificata, vera e propria sovrapposizione di strati di impasto, che non vengono sovrapposti alla lettera, ma ottenuti dalla sua particolare lavorazione in lamina.
Ha origini antichissime, infatti era utilizzata con l’olio al posto del burro già in Egitto, la ricetta è giunta in Grecia e fino alle porte di Roma antica, anche se pare fosse già conosciuta dagli Etruschi nel IV secolo a.C.
Il maggior contributo greco al suo sviluppo fu la creazione di una tecnica che permise di arrotolare la pasta in sfoglie sottili, come foglie appunto, e quindi avvolgerle in numerosi strati molto soffici. Questa pasta si chiama oggi phyllo, che in greco significa foglia.
La prima versione moderna della pasta sfoglia pare sia stata riscoperta nella seconda metà del ‘700 da Antonin  Carême, altrimenti noto come il “re dei cuochi” e il “cuoco dei re”… Fu Carême che stabilì il metodo a 5 giri che é tutt’oggi in uso… secondo alcuni la ricetta della sfoglia moderna fu ideata da François Pierre de la Varenne… secondo altri sarebbe nata dall’errore di un garzone che dimenticò il burro nella pasta brisée e, per ovviare all’inconveniente, aggiunse altro burro all’impasto… e ancora c’è chi ne attribuisce l’invenzione al cuoco-pittore Francois-Claude Gelée… come sempre la verità resta offuscata dalle tante storie e leggende, ma ciò che importa è che sia giunto a noi un prodotto ottimo che diletta i nostri palati J

Descrizione

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La pasta sfoglia risulta leggerissima e molto friabile ed è usata per preparazioni sia dolci, sia salate… cannoli, Millefoglie, vol-au-vent, canapè, salatini, quiches… lavorando allo stesso modo e aggiungendo lievito e uova si arriverà ad un prodotto finale totalmente diverso, ma golosissimo J i Croissants e/o i Cornetti Sfogliati…
La lavorazione della sfoglia è lunga ed accurata affinché l'aria possa inglobarsi tra i vari strati di pasta e burro, per poi dilatarsi durante la lievitazione fisica che avviene in cottura. La pasta deve essere fatta con farina, acqua e burro. La preparazione avviene in stadi successivi (fino a sei) che consistono nel modellare l'impasto a strati. L’acqua contenuta nel burro, durante la cottura evapora e solleva lo strato subito superiore dell’impasto di acqua e farina, provocando il caratteristico aumento di volume tipico della pasta sfoglia.

Iginio Massari spiega che farina, acqua e sale formano un impasto chiamato scrigno o pastello. Il panetto è invece costituito dalla miscela di materia  grassa e farina o solo materia grassa.  Si avvolge completamente il panetto con il pastello e si stende gradatamente prima con il matterello, poi con la sfogliatrice. Si iniziano i “giri”, ovvero si piega più volte la pasta su se stessa e tra un giro e l’altro la pasta va fatta riposare in frigo per un tempo variabile dai 20 ai 60 min.

Le varianti

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Sempre il maestro Massari spiega che esistono diversi tipi di sfoglia e metodi di lavorazione:
- la Sfoglia all’italiana, poco usata quella a 5 giri che darebbe una sfoglia con fino a  144 strati, molto più usata quella a 4 giri;
- la sfoglia con metodo tedesco nella quale si impasta il pastello con materia grassa e il panetto è costituito da sola materia grassa;
- la sfoglia con metodo francese che è molto simile a quella italiana;
- la sfoglia con metodo inglese espresso in cui si impastano brevemente farina, acqua, sale e materia grassa tagliata a grossi cubetti.

I segreti e le regole d’oro del mestiere

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- Fondamentale è avere gli ingredienti alla stessa temperatura;
- Il burro deve avere buona acidità e resistenza allo stress… vanno bene, ad esempio i burri tedeschi;
- Il sale va sciolto nell’acqua del pastello, nella misura di 10-20g/kg farina;
- Rispettare i tempi di riposo in frigo della pasta tra i vari "giri", più la farina è forte più aumentano i tempi, se prolungati il glutine si stende eccessivamente e la sfoglia non sviluppa al meglio;
- La consistenza del panetto deve essere simile a quella del pastello;
- La sfoglia va sempre isolata quando è destinata a entrare in contatto con le creme. Si isola in diversi modi, ma quello a noi più adatto, ovvero quello che può essere facilmente applicato in casa, è spennellare la sfoglia con burro morbido, ricoprire di zucchero semolato e cuocere;
- La sfoglia si sviluppa regolarmente se capovolta prima di cuocere;
- Per una sfoglia con uno sviluppo esplosivo: aggiungere al pastello uova o maltodestrine;
- Per una sfoglia malleabile e fragrante: aggiungere un elemento acido (aceto di vino bianco, vermuth secco, succo di limone, vino bianco);
- La sfoglia andrebbe lavorata in un ambiente climatizzato, il massimo sarebbe su un tavolo refrigerato;
- Il pastello è sufficientemente lavorato quando si può stendere sottile come un velo, senza romperlo;
- La pasta sfoglia va tirata sempre nel senso delle due aperture, altrimenti in fase di cottura si ritira;
- Per evitare che si formi la crosta avvolgere la pasta in un sacchetto di plastica prima di riporla in frigorifero;
- Controllare la fuoriuscita del vapore acqueo, se esce lentamente si produrranno piccoli e numerosi alveoli, se esce più velocemente si avrà un’esplosione più violenta, quindi alveoli più grandi;
- La cottura ideale è tra 190°C ed i 200°C;
- Una buona sfoglia sviluppa 10/14 volte il suo volume iniziale;
- La conservazione a crudo non deve superare i 2 giorni in frigo.
 
Pasta Sfoglia rapida, metodo Christophe Felder - source image -
Sperando di essere stata utile e di aver chiarito qualche idea ;)

Bibliografia: Grand Livre de Cuisine d'Alain Ducasse: Desserts et pâtisseries; Non solo zucchero 2, Iginio Massari.

Tortelli Dolci Fritti... alla fermata del Carnevale!!!

Questa è una delle rare volte che preparo qualcosa di specifico legato ad una ricorrenza, o festività… questi Tortelli mi hanno proprio messo una gran voglia di Carnevale e questa è solo la prima ricetta legata alle maschere… sperando di poterne postare in tempo anche un’altra…


La ricetta da cui ho preso spunto la si trova su piùDolci di questo mese… la variazione e combinazione di sapori è mia ;)

Tortelli Dolci Fritti
alla fermata del Carnevale

L’impasto: 250g farina 0, 80g zucchero integrale di canna, 50g burro, 7g di lievito per dolci, 1 uovo, 2 cucchiai di rhum, 1 pizzico di sale.
La farcia: 200g di confettura di susine homemade, 25g cacao amaro, 40g pistacchi tritati, 35g cioccolato fondente tritato, 1 cucchiaio di rhum…
Inoltre: 1 albume, olio di semi di arachide, zucchero a velo.



Setacciare la farina con il lievito ed il sale dopodiché metterla nella ciotola di una planetaria con foglia K ed azionare a velocità media inserendo gli altri ingredienti previsti per l’impasto.
Una volta ottenuto un composto omogeneo coprire con pellicola e lasciar riposare in frigorifero per una trentina di min.



Nel frattempo preparare la farcia setacciando in una ciotola il cacao e mescolandolo con la confettura. Aggiungere anche i pistacchi ed il cioccolato fondente, aromatizzando col rhum.



Riprendere l’impasto, tagliarlo in pezzi grossolani e stenderli, uno per volta, su un piano di lavoro infarinato raggiungendo i 3mm di spessore. “Tagliare” dalla pasta dei dischi, io ho usato un coppapasta da 8cm di diametro, e su ogni disco disporre un cucchiaino di farcia. Spennellare i bordi con l’albume leggermente sbattuto e chiudere bene i panzerotti.



Scaldare l’olio per friggere e immergere pochi tortelli per volta girandoli spesso per ottenere una cottura uniforme.
Scolarli su carta assorbente… e servire spolverizzando con zucchero a velo!!!


BUOGIOVEDGRASSO

domenica 23 febbraio 2014

Filetti di Halibut in Crosta di Pistacchio

“L’halibut è un pesce piatto tipico dei mari del Nord, dove costituisce uno degli alimenti principali delle popolazioni locali.
Di grandi dimensioni (può raggiungere i 2 metri di lunghezza e i 200 kg di peso), possiede carni bianche e sode dal sapore molto delicato, adatte a moltissime preparazioni culinarie e ricette creative che ne esaltano le caratteristiche qualità.
Grazie alle sue caratteristiche nutrizionali, il consumo dell’halibut della Groenlandia, con il suo contenuto di omega 3, abbinato ad un’alimentazione varia ed equilibrata e a uno stile di vita attivo, contribuisce a mantenere la salute cardiovascolare” - picard.it

Purtroppo in Italia, se e quando si trova, lo si trova solo surgelato… io l’ho conosciuto attraverso la versione USA di Masterchef e mi ha incuriosita... così, dopo averlo tanto desiderato, l’ho trovato, acquistato e servito così :D

Filetti di Halibut
in Crosta di Pistacchio

x 4: 4 filetti di Halibut, 150g di pistacchi sgusciati, 1 mazzetto di prezzemolo, 40g di grana grattugiato, 100g di pangrattato (io ho usato una pangrattato di mais senza glutine), 2 cucchiai di olio evo, sale, pepe.



Prescaldare il forno a 200°. Sciacquare l’halibut sotto l’acqua corrente. Asciugare i filetti e tenere da parte.
Tritare i pistacchi azionando il mixer ad intermittenza, evitando così la fuoriuscita del loro olio. Mescolarli con il prezzemolo, il grana, il pangrattato e l’olio evo.


Sistemare i filetti su una teglia coperta di carta forno, ricoprirli con il misto pistacchi premendolo con la mano per farlo aderire al pesce. Infornare per 20/30 min, il pesce è pronto quando l’eventuale acqua rilasciata sarà quasi del tutto evaporata, attenzione a non farlo seccare…  gratinare durante gli ultimi 2 minuti di cottura.

...non si nota molto il verde del pistacchio, ma c'è!!! :P

Servire caldo accompagnando con patate saltate in padella con cipolla e origano ;) 

GUSTOSISSIMO!!!!

Per approfondimenti sull'Halibut:

martedì 18 febbraio 2014

"Croissantons", c'est à dire "mes croissants maison"

La mia prima volta con i Croissants… rimando l’esperimento da almeno 10 anni… i CROISSANTS SFOGLIATI… quelli francesi per capirci…
Lo scorso 1° febbraio ho deciso che avevo tempo, voglia e pazienza per provarci… costretta in casa dall’influenza di mio figlio avevo un intero week end davanti… e quindi: “Sfoglia! A noi due"! ...è stata un'avventura!

Prima però si rende necessaria un po’ di storia ;)

Tra i simboli che meglio rappresentano l'immagine della Francia all'estero c’è questa piccola mezzaluna… il CROISSANT.

Viennoserie, source image
Un croissant è una Viennoserie, un particolare prodotto di pasticceria, fatto di una pasta sfoglia specifica, detta appunto “pasta da croissant” e che rientra nella categoria dei grandi lievitati, ovvero di quelle preparazioni per le quali tempi lunghi e passione sono assolutamente necessari!! Alla base di questa “pasta” ci sono il lievito, che può essere sia Lievito di Birra sia Lievito Madre, ed una gran percentuale di burro…
Croissants fatti con margarina o oli vegetali vari non saranno mai veri croissants e certo non saranno salutari! Parimenti dei Croissants fatti con metodi diversi dalla sfoglia francese non sono croissants, pur essendo ottimi prodotti, ma non croissants, mi spiego: ultimamente impazza online il “metodo delle sfogliette” che non ha niente a che vedere col croissant sfogliato, il prodotto finale è un cornetto sul genere della pasta brioche, buonissimo e veloce, ma non è croissant!!

Kipferl, source image
L'esistenza del Kipferl, biscotto alla vaniglia di origine austriaca e dalla tipica forma a mezzaluna, è attestata fin dal XIII sec… ma non sappiamo se all’epoca la ricetta fosse dolce o salata e che tipo di pasta fosse alla base dei biscotti… ebbene questi biscottini, che attualmente troviamo in tutte le pasticcerie del Nord-Est europeo, sarebbero gli antenati del Croissant anche se per parlare di cornetti dovremo aspettare altri 500 anni! Infatti a Parigi i primi cornetti furono venduti al 92 di rue de Richelieu, tra il 1837 ed il 1839, cioè quando i fratelli austriaci Schwarzer apriranno un forno viennese. Le loro versioni del Kipferl e del Kaisersemmel, un panino che ricorda le italiane “michette”, ispirarono molto rapidamente una folta schiera di imitatori,… da tutti i tentativi di riproduzione dei due prodotti venne fuori il Croissant, citato nel 1850 come “pain habituel”.

Nonostante questo affascinante retroscena, gli storici della gastronomia francese sostengono che il croissant secondo l’attuale ricetta, sia diventato un simbolo francese solo dal XX sec. L’aspetto ancor più affascinante della storia del Croissant è l’esistenza di leggende e miti ad esso legati ;) la più importante è quella che sostiene che l’origine sia da cercare a Vienna.

Tutto sarebbe iniziato nel corso dell'anno 1071, dopo la battaglia di Manzikert e la sconfitta dell'esercito bizantino. Quel giorno Alp Arslan, sultano dell'Impero selgiuchide, vagava sul campo di battaglia disseminato di morti, ad un certo punto vide un riflesso della falce di luna e una stella… fu ispirato dall’immagine e volle fare dei due simboli la sua bandiera, simboli che troviamo anche oggi sulle bandiere dei Paesi arabi. Ma questo che c’entra con il Croissant??

Battaglia di Vienna 1683, Jan Krysztof Damel 
Il Croissant sarebbe stato inventato a Vienna per celebrare la fine del secondo assedio della città da parte delle truppe ottomane (1683)… mentre il nemico si apprestava ad attaccare di notte, i fornai viennesi, che erano al lavoro molto prima dell’alba, diedero l'allarme!! Vienna combattè e gli ottomani furono cacciati dal Paese. Per celebrare l’evento i fornai viennesi crearono l’Hörnchen, “piccolo corno” in tedesco, che richiamava nella forma il simbolo della bandiera nemica.
Un'altra versione attribuisce l'invenzione del Croissant, sempre nel 1683, al bar Kolschitsky (o Kulczycki) di Vienna che festeggiò la partenza dei Turchi con paste a mezzaluna e caffè recuperato dai sacchi dimenticati dagli ottomani…
Dall’Austria alla Francia il passo è breve, non dimentichiamo infatti che Maria Antonietta era austriaca e veniva da Vienna, come a dire che in Francia fu proprio lei ad introdurre e rendere popolare, dal 1770 in poi, il dolcetto tanto famoso nella sua patria, Vienna appunto… da cui il nome di Viennoserie, termine usato per prodotti di pasticceria francese come croissant, pains au chocolat, brioches, torte di mele e altre prelibatezze per la colazione.
Tuttavia in Francia esistevano già delle torte a forma di mezzaluna tanto che nell'inventario del patrimonio culinario francese redatto dal Centro Nazionale per l'Arte Culinaria, si scopre l'inclusione di "quaranta torte in lievitazione" che sarebbero state servite durante un banchetto organizzato dalla regina di Francia nel 1549.
La prima ricetta di Croissant, molto diversa dall’attuale e più simile alla pasta brioche, fu pubblicata nel 1891, mentre la prima ricetta di Croissant sfogliato è stata pubblicata nel 1905 a seguito della reinvenzione, da parte dei fornai francesi, della pasta da Croissant: da brioche a pasta sfoglia, l’uso della quale ha accresciuto il gusto e la delicatezza del prodotto finale… ma il successo si raccolse solo dal 1920. Il Croissant sfogliato appare per la prima volta nel Larousse Gastronomique nel 1938.


Il segreto per un ottimo Croissant Sfogliato? Christophe Felder, chef-pâtissier, dice che occorre “padroneggiare cinquanta parametri per fare un buon Croissant”, tra cui “la qualità della farina e del burro utilizzati, il tempo di lievitazione della pasta, il metodo per incorporare il burro, la modulazione crescente del calore del forno, il tempo di cottura”…
Attualmente la bassa redditività del prodotto, la mancanza di tempo e di manodopera qualificata, portano alcuni pasticcieri a sostituire il burro con la margarina, o a comprare Croissants surgelati, sempre a base di margarina ed oli vegetali idrogenati e non.

Avendo deciso di seguire una linea in più possibile homemade per la mia famiglia ed imparare quanto più possibile, ho deciso di provare la ricetta di Paoletta di Anice&Cannella, spesso nominata su questo blog e fonte di ispirazione per diverse ricette che poi ho modificato e rielaborato. La ricetta, frutto si suoi diversi tentativi e innumerevoli studi, la trovate, con tutti i suoi consigli, cliccando qui  ;)

...e questi sono i miei primi Croissant sfogliati, altrimenti rinominati Atto II da Paoletta!!




...pieni di difetti nella forma ma, si sa, io non mollo :P 



…et bon Croissant à tout le monde!!

mercoledì 12 febbraio 2014

...al compleanno di Ale...

Post solo foto... Ale, carissimo amico dei miei figli e figlio di amici fraterni... poteva mancare la torta per i suoi 18 anni?? Naturalmente no!!

Torta "obbediente"... eheheh che vuol dire? Che ho obbedito fedelmente alla richiesta di una cake al cioccolato con farcia al cioccolato bianco e copertura di panna... semplice semplice ;)
La base non può che essere la mia mitica Chiffon versione choco, la crema invece è al latte con aggiunta di ciocco bianco a volontà!!!

Tanti Auguri Ale!!

la costruzione digitale di sfondo è stata realizzata da ...di marzapane...
ed utilizzata per gli inviti al 18° compleanno di Ale



sabato 8 febbraio 2014

Grissini non convenzionali

No, proprio non si può buttare il lievito madre che avanza dopo il rinfresco e dopo aver prelevato quel che occorre per il pane, la pizza, la focaccia, i maritozzi… Dopo due anni di amorevole cura del mio lievito ed essere arrivata ad averne uno non acido e che cresce in meno di due ore, è davvero un peccato buttare quello non rinfrescato avanzato!! Quindi? Che farne?

Grissini non convenzionali
…per il momento ;)

Questi i miei grissini ottenuti con avanzi di lievito madre...
la ricetta è quella di La Lifferia e la riporto integralmente:

250g di pasta madre non rinfrescata, 130g di farina 0, 25g di olio evo, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di miele, 1 cucchiaino raso di bicarbonato di sodio, 50g di acqua, semola rimacinata di grano duro.

Disciogliere la pasta madre nell’acqua, unire l’olio e il miele, quindi aggiungere la farina, il sale ed il bicarbonato. Impastare qualche minuto fino ad ottenere un impasto liscio… se si aggiungono erbette o semini dovranno essere incorporati in modo omogeneo.
Trasferire l’impasto sulla spianatoia infarinata con la semola di grano duro e, con il mattarello, stendere l’impasto; io l’ho steso con uno spessore di circa mezzo centimetro, cercando di stenderlo in forma rettangolare per avere lunghezze di grissini quanto più omogenee possibile. Ricavare tante strisce di impasto, tagliando con una rotellina tagliapasta o anche con una spatola (io ho usato quest’ultima), larghe poco meno di un centimetro, rotolarle nella semola di grano duro e trasferirle su una teglia con carta da forno.
Cuocere in forno ventilato preriscaldato a 190°C per circa 20 minuti e, a cottura ultimata, trasferire su una griglia a raffreddare.




giovedì 6 febbraio 2014

Maritozzi alla Liquirizia

Cercavo da tempo una ricetta semplice come questa. L’ho trovata su Sale&Pepe di Febbraio… è una ricetta adatta ad ottenere dei panini dolci, meglio maritozzi, meglio ancora brioche particolari che però la rivista chiama “Bretzel Soffici”, ed è più “abbordabile” rispetto alla mia ricetta abituale… resto affezionata ai miei collaudatissimi Maritozzi secondo Sal De Riso, ma nulla mi vieta di provare ;) soprattutto non me lo vieta mia cognata che crede che i miei maritozzi siano difficili da realizzare!!!

Rispetto al procedimento descritto ho variato qualcosa e mi permetto di dire che se vogliamo ottenere un ottimo lievitato, sia utilizzando lievito di birra (ldb), sia utilizzando lievito madre (lm), dobbiamo iniziare a ragionare in termini di tempi lunghi… i grandi lievitati come pane, pizza, brioche, maritozzi, infatti, non sono di qualità se non hanno una buona lievitazione. Il rischio che si corre è quello di un prodotto finito che potrà anche essere piacevole, ma sarà pesante, poco digeribile ed avrà un retrogusto, sia nel sapore, sia nell'odore, di lievito…
Una volta, durante un corso di panificazione e pizza, mi insegnarono che questi prodotti sono come le bistecche che per esser buone devono "frollare", i lievitati devono avere il tempo di maturare e questo certo non avviene in 3 ore ;) quindi iniziamo almeno la sera prima ed i risultati diversi si noteranno subito… il mio lavoro, alla fin fine solo ispirato alla rivista, è stato davvero speciale!


Maritozzi alla Liquirizia

300g farina 0, 3 uova, 80g di zucchero di canna integrale, 100g di burro, 20g di liquirizia pura in pezzi, 5g di ldb fresco, 100ml di latte, granella di zucchero, un pizzico di sale.


Preparare un infuso facendo semplicemente bollire il latte con la quantità di liquirizia richiesta (io la trovo in erboristeria, può anche essere sostituita con cannella, anice stellato,… o essere omessa, nel qual caso il latte va solo scaldato). Lasciar intiepidire. Nel frattempo setacciare la farina. Filtrare il latte e sciogliere in una ciotolina il lievito con 3 cucchiai del latte preparato. Aggiungere 50g di farina presa dal totale, mescolare rompendo con una forchetta eventuali grumi, sigillare la ciotola con della pellicola e far riposare in luogo tiepido almeno 30 min, o fino a che compariranno delle bolle in superficie… conservare il latte avanzato in frigo.


Se si lavora con la planetaria versare la farina nella ciotola, montare il gancio, versare il composto lievitato e azionare a vel. min. Unire un uovo alla volta, poi lo zucchero ed il sale... poi il burro a temp. ambiente un fiocchetto per volta fino ad assorbimento. Se si lavora a mano disporre la farina a fontana, porre al centro il composto lievitato, le uova leggermente mescolate, lo zucchero ed il sale. Impastare per una decina di minuti o fino a quando il composto sarà elastico ed omogeneo... unire il burro come desvritto sopra e continuare ad impastare. Se fosse troppo duro unire un po’ del latte aromatizzato avanzato, se fosse troppo morbido unire poca farina.

Formare una palla, porla in una ciotola, impellicolare e lasciar lievitare fino al raddoppio. Tutto questo io lo faccio a partire dalle h17 in modo da avere, intorno alle h22 la massa ben lievitata…

Ora le strade sono due: o si sgonfia la massa, si divide in palline da 50g, si lasciano lievitare altri 30/40 min e si inforna… o si conserva la ciotola con la massa lievitata in frigo fino alla mattina successiva (procedimento consigliato).


Il mattino successivo tirar fuori dal frigo la ciotola e lasciarla a temp. ambiente per un’oretta. Ora sgonfiare la massa, formare i maritozzi (a palline, a bastoni, incrociati… in pezzatura da 50g cad.) e trasferirli su una placca coperta con carta forno, avendo cura di distanziarli tra loro perché gonfieranno ancora in cottura. Coprirli o metterli nel forno spento lasciando riposare per 30/40 min.

Passato questo tempo scaldare il forno a 180° (ovviamente se erano stati inseriti per la lievitazione occorre prima tirarli fuori :P ). Prima di infornare spennellare con il latte aromatizzato e cospargere di granella di zucchero.


Versare delicatamente un bicchiere d'acqua sul fondo del forno ed infornare subito. Cuocere in forno caldo a 180° per 10 min. poi abbassare la temperatura a 170° completando la cottura per una ventina di minuti… Occhio! Molto dipende dal vostro forno! Sono pronti quando la superficie sarà ben dorata… lasciar raffreddare su una gratella e… 

assaggiare!!!