sabato 9 giugno 2012

Una storia senza zucchero ;)

...per chi pensa che questo sia un post dedicato alla dieta... ops... non è così :D
"Senza zucchero" vuol dire che la storia di oggi non riguarda i dolci!! In effetti nel mio panorama culinario non ci sono solo torte e zucchero a velo...  oggi mi va di raccontare qualcosa della mia terra, come già feci il 1° maggio, raccontando la storia dell'oro d'Abruzzo: lo Zafferano!!

vinoturismo.it
 Il nome scientifico Crocus deriva dal greco Krokos, mentre il nome zafferano deriva dall’arabo Zaafran. La mitologia greca attribuisce la nascita dello zafferano all’amore di un bellissimo giovane di nome Crocus, per la ninfa favorita di Ermes, Smilace, che tuttavia non ricambiava l'amore del giovane. Ermes, indispettito dal sentimento di Crocus lo trasformò in un bulbo... Smilace non ebbe sorte migliore e fu trasformata nella pianta del tasso... - Ovidio, Metamorfosi, IV, 283.

Si parla di zafferano nei papiri egiziani del II sec. aC e nella Bibbia. Omero, Virgilio, Plinio ed Ovidio scrissero e nominarono spesso lo zafferano.  Isocrate ci faceva profumare i guanciali prima di andare a dormire e le donne troiane ci profumavano i pavimenti dei loro templi... Lo zafferano si coltivava già nell'antichità, dunque, in Cilicia, Barbaria e Stiria, tanto che Scano scrive che i Sidoni e gli Stiri lo usavano per colorare i veli delle loro spose ed i sacerdoti per profumare i templi in occasione di grandi cerimonie religiose.
Dall’Asia la coltivazione si estese in varie parti del mondo arrivando anche in Tunisia e da essa in Spagna. Da queste zone arrivò in Italia per mano di un monaco domenicano della famiglia Santucci di Navelli (AQ). Intorno al 1230 si pensa che il monaco facesse parte del tribunale dell'Inquisizione, motivo per cui si trovava in Spagna, e che fosse grande appassionato di agricoltura. Il Santucci conobbe la pianta del Crocus e se ne innamorò pensando ai terreni dolci della piana di Navelli. Lo zafferano, infatti, trovò nell'aquilano, un habitat talmente favorevole, che il prodotto si rivelò di gran lunga superiore a quello coltivato in altre nazioni. Rapidamente la coltura si estese nei dintorni e le famiglie nobili (che da poco avevano fondato L’Aquila) della città dettero vita a grandi mercati con le città di Milano e Venezia.
L’Aquila divenne famosa proprio per le qualità superiori del suo zafferano. Dalla zona dell’Altopiano di Navelli, la coltivazione si estese per tutta la provincia dell’Aquila realizzando un commercio favoloso, arrivando anche all'estero, come a Francoforte, Marsiglia, Vienna, Norimberga ed Augusta. Affermatosi a livello internazionale lo zafferano de L'Aquila veniva conteso da tanti commercianti. 
Ci fu perfino chi tentò di "contraffarlo" come Findenken di Norimberga che veniva di persona a L’Aquila per comperare lo zafferano, sulla via del ritorno lo sofisticava con altri tipi di zafferano e arrivato a dimora lo vendeva. Fu presto scoperto e il 27 luglio 1444 venne bruciato vivo con il prodotto che portava.
Spesso lo zafferano ha "salvato" L’Aquila nel corso della sua storia, ad esempio quando si trovò in difficoltà sotto il dominio spagnolo, fu grazie ai produttori di zafferano che svendettero il prodotto, che la città poté pagare le gabelle imposte. Con l’arrivo dei Borboni, dopo un periodo di ribasso del prodotto, fu data nuova fiducia ai coltivatori, tanto che nel 1830 si raggiunse una produzione di 45 ql. su una superfice di 450Ha.
Nel XX° secolo la coltivazione indietreggiò, come era accaduto altre volte in passato, prima a causa di conflitti e poi a causa dei soprusi da parte dei commercianti che non volevano concedere un pagamento equo. Grazie alla tenacia di Silvio Sarra di Civitaretenga, amante sia della pianta dello zafferano che della sua storia, il quale convinse alcuni coltivatori ad unirsi in Cooperativa riportando al suo posto ed al suo splendore quella spezia diffusa e famosa in tutto il mondo!! - da Consorzio per la tutela dello Zafferano dell'Aquila .

Quindi?? Quindi RISOTTIAMO!!! :D

Risotto allo zafferano e fiori di zucchina

Ingredienti x 4: 400 gr di riso ribe parboiled - 1 cipolla - 50 gr burro - 1 bustina di zafferano in polvere - 1 litro di brodo vegetale - 100 gr di Grana Padano -  un mazzetto di fiori di zucchina - sale e pepe q.b.

Preparare un litro di brodo vegetale bollente che dovrà esser mantenuto ben caldo durante tutta la preparazione del risotto.
Lavare e tagliare grossolanamente i fiori di zucchina.
Sciogliere il burro a fiamma dolce in una pentola a bordo alto facendo attenzione a non farlo friggere.
Pulire la cipolla e tritarla finemente. Aggiungere il trito di cipolla nella pentola e, sempre a fuoco dolce, aspettare che imbiondisca.
Unire il riso e farlo tostare per qualche minuto a fiamma dolce. Alzare la fiamma e incorporare lo zafferano, aggiungendo subito due mestoli di brodo bollente. Mescolare il riso in continuazione.
Allungare il risotto con due mestoli di brodo vegetale alla volta.
A metà cottura aggiungere i fiori di zucchina e continuare la cottura fino a quando il riso avrà raggiunto la densità desiderata.
Indicativamente la cottura del riso avviene in 15-18 minuti, per cui 5 minuti prima della fine della cottura occorre mantecare il risotto con il Grana. Lasciar riposare il risotto per qualche minuto. Servire caldo.


 Baci :) Raffa

4 commenti:

  1. Adoro lo zafferano, sono nata a Monza e il risotto giallo è immancabile nella mia dieta!
    Tra l'altro amo molto anche i fiori di zucca e nel risotto stanno alla perfezione!

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    1. devi venire a mangiarlo in Abruzzo ;)

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  2. Zafferano giallo come l'oro... e Navelli una miniera a cielo aperto!

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