venerdì 21 luglio 2017

Gli Ingredienti Magici: il Grano Saraceno

Ci ho pensato, ci ho pensato tanto...
In questo anno e mezzo di pausa dal blog ero indecisa sul da farsi: chiudere o continuare? Gli impegni familiari e lavorativi mi hanno portato ad una sorta di pigrizia che mi impediva di dedicarmi, come avrei voluto, a questa mio piccolo angolo che è il blog... 
Nel mentre dimarzapane.blogspot.it è diventato dimarzapane.com, su FB è nato un piccolo gruppo in cui continuo a pubblicare ogni tanto qualche piatto, ho in attivo qualche collaborazione amichevole...
La Cucina comunque c'è e costituisce ancora una parte importante della mia vita!!!
Oggi ho deciso di ricominciare, con timore, ma almeno ri-provarci (dopo aver visto che tutti pubblicano di tutto)e ci riprovo con ciò che è il mio forte, lo studio degli ingredienti e ricomincio da qui, dal Grano Saraceno, perché proprio un paio di giorni fa mi è capitato, dietro richiesta dei figli, di preparare una ciambella usando la farina di Grano Saraceno (in proporzione 60/40 con farina di frumento)... buona lettura :)

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Il Grano Saraceno non è un vero e proprio cereale, infatti non appartiene alla famiglia delle Graminacee ma a quella delle Poligonacee, tuttavia può essere considerato un cereale ad honorem per gli usi alimentari e per le proprietà nutrizionali.
Il suo nome scientifico è Fagopyrum Esculentum. La pianta è originaria dell'Asia (Manciuria, Siberia e Cina) dove si utilizza nella produzione del pane. Presumibilmente fu introdotto in Europa ad opera dei Turchi durante il Medio Evo. In Europa è stato utilizzato utilizzato per preparare il porridge, come anche in sostituzione del riso.
I suoi chicchi hanno forma triangolare; la raccolta si esegue quando i chicchi del grano cominciano ad assumere una colorazione marrone scuro dopodiché vengono lasciati ad essiccare al sole per circa una ventina di giorni prima di essere trebbiati.

Il grano saraceno è composto da acqua, fibre alimentari, ceneri, carboidrati, proteine e grassi; presenti anche calcio, fosforo, potassio, magnesio, zinco, manganese e ferro; vitamine del gruppo B ed E; non meno importante la presenza di ben 8 aminoacidi.
Prima di essere cucinato necessita di essere lavato; è preferibile anche più di un lavaggio in acqua fredda fino a che non risulti limpida. Una volta scolati i chicchi devono essere tostati per un paio di minuti dopodiché possono essere cotti in acqua calda salata per un tempo non inferiore ai 20 minuti.
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Il grano saraceno viene coltivato essenzialmente per ricavarne farina ad uso alimentare. Sotto forma di farina, è molto indicato nella dieta dei celiaci, perché non contiene assolutamente glutine; con la sua farina si preparano pasta, polenta e pane con buoni benefici per la salute.
Il consumo di grano saraceno, grazie al suo alto valore proteico simile a quello della carne e della soia, è anche consigliato in caso di deperimento fisico e, grazie alla presenza della rutina, aiuta a conservare l'elasticità dei tessuti dei vasi sanguigni.
Alcuni ricercatori hanno scoperto la presenza nel grano saraceno di un principio attivo, il chiroinositolo, che potrebbe avere un ruolo fondamentale nella cura del diabete mellito perché abbasserebbe la glicemia in percentuale notevole.

Il grano saraceno è disponibile quasi esclusivamente confezionato, soprattutto nelle erboristerie e nei negozi di cibo biologico. Non è facile trovarlo nei supermercati o nei negozi comuni. Al contrario la sua farina è piuttosto diffusa in quanto è l'ingrediente fondamentale nella preparazione della Polenta Taragna e Pizzoccheri della Valtellina e delle valli del bergamasco.




Notizie tratte da:


Questo mio articolo è apparso la prima volta sulla pagina FB Dolci Folly il 13 novembre 2012.

lunedì 7 marzo 2016

Mimosa al Bergamotto

Qualche tempo fa, andando a zonzo tra i banchi di frutta e verdura dei miei supermercati preferiti, mi sono imbattuta in un frutto che mi incuriosiva da sempre: il bergamotto.
Il bergamotto è un agrume appartenente alla famiglia delle Rutacee, come anche l'arancio, il limone e il mandarino. È poco diffuso perché, essendo tipico della Calabria jonica, ovvero di un piccolo angolo di terra che produce un bene unico e irriproducibile, cresce bene solo in tal zona, altrove nel mondo e nella stessa Calabria, il bergamotto perde la sua particolarità, il suo profumo, le capacità terapeutiche che gli si attribuiscono.

Il bergamotto trova impiego principalmente in cosmetica, profumeria e farmacologia, ma anche la cucina non disdegna il suo utilizzo soprattutto sotto forma di sciroppi e canditi, tanto che si ritiene che l'utilizzo gastronomico risalga addirittura al 1536... come risulta dal menù di “magro” offerto all’imperatore Carlo V, di passaggio per Roma, dal Cardinale Lorenzo Campeggi, menù che comprendeva 6 libre di bergamotti confetti, preparati da Bartolomeo Scappi e offerti ai commensali.
Tuttavia non mancarono pregiudizi verso questo frutto, pregiudizi per i quali molti preferivano non usarlo in cucina, ciò risulta da un articolo, datato 1804, del medico reggino Francesco Calabrò Anzalone che affermava che il bergamotto contiene un agro di un sapore sul principio di un acido disgustoso, tanto che la gente campagnola bisognosa assai, ed indigente di esso se ne serve per satollare la sua fame in alcune circostanze.
Anche Savarin, nella sua “Fisiologia del gusto” del 1825, ne parlava in questi termini: fra le donne è in vigore una funesta teoria, la quale ogni anno fa delle vittime tra le giovani, ossia che gli acidi, siano preservativi contro l’obesità. Savarin parlava del limone e del bergamotto, quest'ultimo molto amaro ed intensamente profumato. Questi giudizi sfavorevoli non impedirono l'uso occasionale del bergamotto in pasticceria perché esso conferiva fragranza e freschezza ai prodotti.
Se in passato il frutto è stato disprezzato, in epoca moderna si è rivelato ottimo alleato della nuova gastronomia, perché capace di profumare ed alleggerire ricette tradizionali come anche di far sperimentare nuovi abbinamenti. In effetti il bergamotto contrasta amabilmente con cibi tendenzialmente dolci, si abbina alla perfezione con i frutti di mare, ma anche con la cacciagione in cui smorza l'odore pungente. Il bergamotto può andare a sostituirsi agli altri agrumi in tutte le ricette in cui questi siano previsti: dalle salse, alle insalate, alla scorza grattugiata in vari piatti...
Attenzione però!! Per tutti questi usi esistono oli extravergini d’oliva al bergamotto, che permettono con poche gocce di aromatizzare delicatamente un piatto. Diverso è l’uso del bergamotto fresco, che richiede una certa pratica nel dosaggio altrimenti ci si ritroverà con piatti immangiabili dati il profumo ed il sapore molto intensi di questo prodotto!!!
Notizie liberamente tratte da: taccuinistorici.it

...e così nasce la mia

Mimosa al Bergamotto

È una monoporzione così composta: un pds aromatizzato con sciroppo semplice di acqua/zucchero e gocce (poche) di bergamotto, una crema diplomatica senza uova profumata con un po' di scorza di bergamotto, pds sbriciolato, ananas, lamponi e mandorle a lamelle. Una volta freddo va tagliato in tre strati di cui due, la superiore e la inferiore andranno coppate secondo la forma desiderata, io ho usato un coppapasta rotondo diam 6; la parte centrale del pds andrà sbriciolata per formare la mimosa.

Le ricette
Pan di Spagna di media consistenza: 250g uova, 175g zucchero, 175g farina, ½ cucchiaino di estratto di vaniglia puro o i semini di mezza bacca di vaniglia.
Prescaldare il forno a 180°. Imburrare ed infarinare una tortiera da 26cm.
Montare le uova con lo zucchero e la vaniglia in planetaria alla max velocità per 15/20 min, dopodiché incorporare la farina setacciata 2 volte mescolando con una spatola a mano o a vel. 1. Versare delicatamente nella tortiera ed infornare mettendo una piccola pallina di stagnola tra la porta del forno ed il forno stesso (questa operazione permette che all'interno del forno non ristagni vapore per una miglior riuscita del pds). 180° per 35/40 minuti o comunque il tempo richiesto dal proprio forno, magari effettuare la prova stecchino.
Sfornare subito adagiando il pds o su una gratella o su carta da forno cosparsa di zucchero semolato, fino a raffreddamento completo.

Crema diplomatica senza uova: 40g amido di mais, 400ml latte intero, 100g zucchero, 50g latte condensato (o 30g di zucchero separati dagli altri 100g), una piccola quantità di scorza grattugiata di bergamotto, 200g di panna montata.
Far bollire il latte con un pezzettino di scorza di bergamotto privata della parte bianca che è molto molto amara. Lasciare in infusione un paio d'ore, eliminare la scorza e filtrare. Mescolare amido, zucchero e latte e passare al setaccio un paio di volte. Versare il composto in un pentolino e cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti mescolando continuamente. Quando la crema si sarà addensata allontanare dal fuoco e porre il pentolino in una ciotola con acqua fredda e ghiaccio continuando a mescolare fino a che sia tiepida (serve ad abbattere velocemente la temperatura). Una volta tiepida aggiungere alla crema il latte condensato (o i 30g di zucchero aggiuntivi). A crema quasi fredda unire la panna semi-montata finendo di montare in planetaria, attenzione a non smontare il tutto.

Sciroppo di bergamotto: far bollire qualche minuto 200g d'acqua, 200g zucchero e 5 gocce di succo bergamotto.

Montaggio: disco di pds, sciroppo, crema (possibilmente dare una forma a cupoletta aiutandosi con un sac à poche), pds sbriciolato e decorazione con frutta fresca e/o sciroppata, mandorle a lamelle e zucchero a velo.

Risultato molto particolare ;)


N.B. il bergamotto è pressoché introvabile, potete sostituire con altri agrumi ottenendo di volta in volta un risultato aromatico diverso.


Buon 8 marzo a tutte le Donne

mercoledì 3 febbraio 2016

Gli Ingredienti Magici: la farina Manitoba.

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La farina Manitoba (o Farina Americana) proviene dalle praterie del Nord America/Canada dove un adeguato livello di umidità e il suolo fertile, ne fanno un luogo ideale per la coltivazione del grano. Questo grano in realtà si chiama CWRS (Canada Western Red Spring, ossia «grano canadese dell’ovest primaverile rosso») e si riferisce a una somma di varietà seminate in primavera negli stati dell’Ovest canadese, Alberta, Saskatchewan e Manitoba.
Manitoba è il nome dell'antica tribù indiana di questi luoghi e della regione stessa.

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È una farina di grano semi-duro molto ricca di proteine (fino al 18%) e glutine che si presta ottimamente nella produzione di dolci a lunga lievitazione e del pane.
È classificata come farina Forte in quanto il valore W è maggiore di 350. Il valore W, che indica la Forza della farina, NON viene indicato nei pacchi di farina in commercio. Per capire la forza della farina, è necessario quindi conoscere il contenuto in proteine, più è alto e più è forte.
La farina Manitoba, grazie all'elevata quantità di glutine, produce impasti molto tenaci che sopportano senza "sgonfiarsi" lunghe lievitazioni, Questa caratteristica è molto utile negli impasti che devono lievitare molto, come nel pane, soprattutto in quelli speciali come le baguette. Nei dolci, la farina Manitoba è utilizzata spesso, ma solo in quelli a lievitazione naturale, mentre non è indicata per quelli con lievitazione tramite lievito chimico. Viene quindi utilizzata per panettoni, pandori, colombe, bomboloni, babà, impasti lievitati naturalmente e per molte ore con il lievito di birra.
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La Manitoba viene spesso utilizzata per "tagliare" altre farine, aumentando così il coefficiente W della farina.
Per l'uso casalingo viene miscelata al 20% in aggiunta a farine deboli poco proteiche o di scarsa qualità. Se è capitato di assaggiare prodotti da forno ed aver avuto l'impressione che questi fossero gommosi, ecco, in quei prodotti è stata usata la Manitoba. La Manitoba dà questo effetto gommoso nel momento in cui non viene utilizzata per prodotti specifici che hanno bisogno di lievitazioni lunghe.
Il fatto che la vera Manitoba venga prodotta così lontano da noi non ne fa certo un alimento sostenibile. Il suo trasporto implica un'emissione di Co2 che non compensa la sua ottima resa in cucina. Per questo motivo è meglio preferire farine Forti nazionali. Si identificano, quindi, come farina Manitoba tutte le farine forti. Ottima la farina “Manitoba” prodotta con il grano Taylor e quella prodotta con il grano Sagittario, entrambi coltivati in Italia.
Gli impasti lievitati con il lievito chimico, proprio per la caratteristica della lievitazione, che avviene durante la cottura e grazie allo sviluppo di anidride carbonica, necessitano di una farina con caratteristiche opposte a quelle della farina Manitoba, cioè con poco glutine e molto amido. Il glutine, infatti, in questo tipo di preparazioni, creerebbe un ostacolo alla lievitazione, inoltre produrrebbe dolci troppo tenaci, caratteristica indesiderabile in un dolce da forno, che deve essere soffice e "sciogliersi in bocca".

Notizie tratte e rielaborate da: ciboecibo.it e cibo360.it.


Questo mio articolo è apparso la prima volta sulla pagina FB Dolci Folly il 12 febbraio 2012.

domenica 24 gennaio 2016

La scoperta del Tè Matcha

Rieccomi!!! Finalmente riesco a pubblicare qualcosa districandomi tra impegni e stanchezza :)
Questa domenica ripesco un dolcetto niente male preparato qualche tempo fa per amici ospiti chez moi... era da un po' che mi frullava in testa di utilizzare il tè matcha che i miei genitori mi avevano regalato tornando dall'Asia.
Il tè matcha è un tè verde dalle mille proprietà... “è una varietà che i coltivatori giapponesi fanno crescere all'ombra e le cui foglie vengono raccolte a mano e poi trasformate in polvere con mulini in pietra. Grazie a questa lavorazione, il tè matcha si presenta in polvere molto fine e profumata di un intenso color verde smeraldo e ricco di vitamine, sali minerali, clorofilla e carotene. Il tè matcha sembra contenere 137 volte il contenuto di antiossidanti di un normale tè verde, polifenoli e diversi aminoacidi, che riducono lo stress fisico e psicologico, e l'acido glutammico che agisce sul sistema nervoso centrale” - ulteriori approfondimenti quiqui e qui.

Ebbene ho cercato qualche abbinamento qua e là e mi ha molto colpito l'abbinamento fatto da Giulia Steffanina: una caprese di carote con salsa al tè matcha, la ricetta era originariamente sul sito di Alice Tv, misteriosamente scomparsa ora è possibile leggerla qui .
L'idea mi ha convinta e da lì ho cercato il mio tortino ;)

TORTINO DI CAROTE CON CREMOSO AL Tè MATCHA


Il Tortino: 250g di carote, 100g di farina di mandorle (o nocciole), 150g di uova, 100ml di succo di arancia, 80ml di olio di semi, 200g di zucchero a velo, 200g di farina 00, 16g di lievito per dolci.

Pelare e grattugiare le carote, frullarle con l'olio e il succo d'arancia fino ad ottenere una crema. Montare le uova con lo zucchero ed un pizzico di sale in planetaria con frusta a filo per una decina di minuti, unire la farina di mandorle mescolando delicatamente o con una spatola agendo a mano o a vel.1 facendo attenzione a non smontare l'impasto. Volendo si può aggiungere della scorza grattugiata di arancia o limone.



Unire le carote, aggiungere la farina setacciata con il lievito e mescolare con delicatezza. Versare il composto in stampini a semisfera, o con forma diversa, o in stampi da cupcakes ricordando di imburrare ed infarinare, o di usare i pirottini, se si utilizzano gli stampi in silicone come ho fatto io non occorre nulla. Infornare in forno prescaldato a 180° per 20 minuti.
Per il tortino vedi anche qui.


Il cremoso: da una ricetta del M° Santin, mia l'aggiunta del tè matcha e la diminuzione della quantità di colla di pesce per ottenere un prodotto più morbido.
500g di panna, 100g di zucchero semolato, 100g di tuorli, 15g di tè matcha in polvere, 5g di colla di pesce, 100g di panna semimontata.

Preparare una crema inglese scaldando la panna. A parte miscelare i tuorli con lo zucchero senza incorporare aria, unire la panna calda e cuocere fino ad una temperatura di 82°.


Aggiungere la gelatina idratata e strizzata, mescolare bene e filtrare passando al setaccio. Unire il té matcha ed emulsionare con un mixer ad immersione.
Aiutare la crema ad abbassare la temperatura ponendo la sua ciotola in una ciotola più grande contenente ghiaccio ed attendere che raggiunga i 30-35° aggiungere quindi la panna semimontata.
Disporre una pellicola a contatto e tenere in frigo almeno 12 ore.
Trascorso questo tempo ho tirato fuori dal frigo il cremoso e l'ho riammorbidito dando un colpo di frusta... decorando poi i tortini...


Veramente ottimo!!!

Con questo post inauguro anche uno dei nuovi loghi di ...dimarzapane... studiati per me dalla bravissima Elena Parisani e visibile in impressione sulle foto. Grazie Elena!!!

mercoledì 30 dicembre 2015

Finire in dolcezza

Mi son detta… io non faccio bilanci di fine anno, ma non perché io sia perfetta (anzi!!), bensì perché viaggio su un altro binario e la mia deformazione professionale mi porta a tirare le somme a giugno invece che a dicembre J
Quindi bilanci no, bilancia sì e allora per festeggiare questo San Silvestro e l’arrivo del 2016 ci diamo alla dolcezza di una Panna Cotta d’autore e l’autrice è lei: Loretta Fanella, scoperta grazie al mio amico Fabio.

La ricetta è quella della

PANNA COTTA AL CAFFE’
CON BISCOTTO ALLA CANNELLA

che si trova qui, ma che per praticità copio di seguito!


PASTA FROLLA ALLA CANNELLA: 275g di burro morbido, 90g di zucchero a velo, 10g di tuorli, 250g di farina, 25g di amido di mais, 25g di fecola di patate, 4g di sale, 5g di cannella in polvere.

Montare il burro morbido con lo zucchero nella planetaria. Aggiungere i tuorli, il sale e la cannella. Terminare con le farine setacciate mescolando delicatamente l’impasto per non smontarlo troppo. Si può utilizzare subito o dopo averlo fatto riposare in frigorifero per un paio d’ore. La frolla sarà la base della panna cotta, i tempi di cottura (a 175°) variano a seconda della dimensione e dello spessore.


Consigli di Fabio da Fb: la frolla, essendo molto morbida, va stesa tra due fogli di carta forno e va messa in frigo per qualche minuto, poi si inforna con spiffero e va coppata da cotta (dopo 3 min dall’uscita dal forno)… nel fanclub Fb ci sono stati diversi tentativi per la “coppatura” della base, io mi sono trovata bene coppando, come altri, qualche minuto prima di fine cottura. Si reinforna e la frolla sarà cotta quando assumerà un bel colore ambrato.

PANNA COTTA AL CAFFÈ: 200g di panna fresca, 50g di caffè espresso, 65g di zucchero, 1 pizzico di sale, 4,5g di colla di pesce.

In una pentola mettere la panna, lo zucchero ed un pizzico di sale e lasciar scaldare per sciogliere lo zucchero. Togliere dal fuoco unire la colla di pesce idratata ed il caffè. Porre in stampini a mezza sfera. Lasciar freddare in frigorifero per 3 ore e congelare per staccarli dallo stampo.

Per la composizione del dolce è facile intuire che si dispone la base, sopra si adagia la panna cotta e si spolvera di cacao amaro… io ho aggiunto una gelatina di caffè (sempre dalle ricette di Loretta Fanella) ed il chicco.
  

La seconda versione, un po' personalizzata, prevede una frolla al cacao: ho praticamente sostituito 30g di farina con altrettanti di cacao amaro in polvere setacciato 3 volte con le altre polveri e non ho utilizzato la cannella, in luogo della quale ho osato qualche scaglietta di cioccolato fondente al 70%. Nella composizione finale ho aggiunto una riduzione di amaretto, ottenuta facendo cuocere a fuoco dolcissimo per 15/20 minuti un bicchierino di liquore ed un biscotto alla cannella (acquistato e dimorante nella mia dispensa J ), il tocco finale l’ho dato con le mandorle in granella.



Ehi! Che aspettate???
C'è ancora tempo per preparare questo dolcissimo dessert di fine anno!
Filare ai fornelli! Avanti marsh!

e…

BUON 2016